Scuola, Bassetti a iNews24: “Se in autunno ci saranno regioni ancora in Dad, il ministro Bianchi dovrebbe dimettersi”

Il direttore del reparto di Malattie Infettive al San Martino di Genova, Professor Matteo Bassetti, analizza i dati che hanno portato la Sicilia a tornare in zona gialla: “Anacronistico e inaccettabile che ci siano delle categorie in cui non si è vaccinato nemmeno il 50% ”. Sul ritorno a scuola in concomitanza con l’autunno, il primario genovese non ha dubbi: “Si sarebbe dovuto intervenire sulla scuola a fine anno scolastico 2020-2021, e non aspettare l’inizio di quello successivo”

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Covid Bassetti
Matteo Bassetti (da Facebook)

Professore i numeri relativi alla Sicilia hanno decretato il ritorno alla zona gialla che partirà da lunedì. L’Iss parla di un “rischio moderato, ma con alta progressione di escalation nei prossimi 30 giorni”, che tradotto significa?

“Che sarà sempre peggio. D’altronde parliamo di una regione che ha vaccinato molto poco  in tutte le classi di età, non solo tra i cinquantenni, quarantenni e gli adolescenti, ma ahimè anche tra la popolazione più fragile. Questo purtroppo è un dato che inevitabilmente con la ripartenza della scuola, delle attività produttive e con l’andamento stagionale di questo virus che colpisce tra ottobre, novembre e dicembre creerà dei grossi problemi, anche perché già oggi negli ospedali siciliani praticamente il 90% dei ricoveri riguardano persone non vaccinate. Il problema è che un conto è occuparsi di quella piccola parte di vaccinati in cui comunque la malattia può essere presente, magari perché non hanno avuto una risposta immunitaria o perché in qualche modo hanno delle condizioni di base molto importanti, un altro è invece dover occuparsi di una fetta così importante della popolazione che risulta non coperta dalla vaccinazione. Francamente credo che sia anacronistico e inaccettabile che ci possa essere ancora una regione dove ci sono delle categorie in cui non si è vaccinato nemmeno il 50%”

Questo fa si che oggi la Sicilia abbia un tasso di occupazione in terapia intensiva del 12,1% (contro la soglia del 10%), e un’occupazione dei posti letto in area medica non critica del 19,4% (contro il 15% di soglia). Quanto devono preoccuparci questi numeri?

“Ho sempre detto che secondo me il modo migliore per valutare di cambiare colore alle regioni, più che andare a vedere il numero dei contagi, era quello di considerare le ospedalizzazioni e soprattutto le terapie intensive, ma anche la percentuale di popolazione vaccinata. Ora in parte potrà anche esserci un problema culturale di qualche regione, ma è evidente che bisognava fare di più e che era necessario investire di più sulla comunicazione e nella capacità di fare sistema per le vaccinazioni. Che la Sicilia sia una regione no-vax, la trovo una spiegazione piuttosto fragile e sinceramente, da medico, non posso accettarla”

Le responsabilità del sistema sanitario e della politica

Dpcm musumeci
Il governatore della Sicilia, Nello Musumeci (WebSource)

Anche perché significherebbe voler deresponsabilizzare l’autorità regionale rispetto a questo problema, non crede?

“Esattamente, non può essere solo colpa della gente che non si vuole vaccinare, ma le responsabilità vanno assunte anche dal sistema sanitario e, mi dispiace, anche dalla politica. Io credo che se aspettiamo ancora un po’ ad introdurre l’obbligo vaccinale, avremo un autunno molto complicato per i non vaccinati”

Non sarebbe stato il caso di intervenire prima, magari introducendo alcune restrizioni anche durante il periodo estivo?

“No, il problema non sono le restrizioni, ma si doveva intervenire mettendo dei paletti nei confronti di chi non voleva vaccinarsi. Questo non lo dico perché mi diverta a voler vaccinare per forza le persone, ma perché voglio proteggere il sistema sanitario. Da medico a ottobre non mi voglio trovare a dover dire ad un signore con un tumore che non può fare la diagnostica differenziale in ospedale, o la biopsia perché abbiamo dovuto dedicare quel reparto al Covid e a chi non si è voluto vaccinare”

Docenti non vaccinati, il rischio del ritorno a scuola

scuola bianchi
La scuola si prepara al ritorno in presenza (Getty Images)

Tutto questo anche in previsione del ritorno a scuola…

“Certo, anche sulla scuola si doveva agire prima. Mi risulta che in Sicilia ci sia una quantità importante di docenti che non si sono vaccinati. Allora mi chiedo come possiamo andare a riaprire la scuola tra dieci giorni con la regione in zona gialla, gli ospedali vicini alla soglia di riempimento e metà dei docenti non vaccinati? Si sarebbe dovuto intervenire sulla scuola a fine anno scolastico 2020-2021, e non aspettare l’inizio di quello successivo. Non è stato fatto ed è evidente che chi ha presso questa decisione a livello nazionale dovrà cogliere dei segnali in questo senso; se in autunno ci saranno delle regioni che avranno ancora i ragazzi in dad, credo che un ministro serio dovrebbe assumersi le sue responsabilità e fare un passo indietro”

L’assessore alla Sanità siciliana, Ruggero Razza, ha dichiarato che teme che anche raggiungendo l’80% di vaccinati non basterà per stare tranquilli, lei è d’accordo?

Certo, perché l’immunità di gregge con questa variante non esiste per come l’avevamo  pensata sei mesi fa, perché oggi la variante Delta è una malattia infettiva diversa rispetto a quella di covid-19 del marzo 2020. Il vaccino e alcune proporzioni rispetto all’immunità di gregge (65-70%) le pensavamo per un R₀ pari a 2-2,2, per cui ogni infettato contagiava al massimo due persone e mezzo. Oggi l’R₀ è pari a 8, quindi questa non è più una malattia simile all’ influenza, ma somiglia di più alla varicella. E quando parliamo di immunità di gregge per la varicella ci riferiamo ad una copertura pari al 90-95% della popolazione… chiaro? “

Sicilia ultima in Italia per numero di vaccinazioni

Lombardia anti influenzale
vaccini Italia (Foto: Getty)

E in Sicilia ad oggi invece, quasi uno su tre non ha ricevuto nemmeno la prima dose…

“Non che io voglia essere critico nei confronti degli amministratori siciliani, che sicuramente sono bravissimi, ma se sapevano di avere a che fare con una regione dalla forte componente no-vax, allora dovevano trovare il modo di fare di più e mettere in campo misure diverse. Se si registra una percentuale di vaccinati che è del 10-15% più bassa della media nazionale, un problema di fondo deve pur esserci, ed è proprio lì dove ci sono maggiori difficolta che noi sanitari dobbiamo intervenire”

Oltre alla Sicilia, dal monitoraggio settimanale dell’Iss ci sono ben dieci regioni che sono attualmente in una situazione di “rischio moderato”. Secondo lei dobbiamo preoccuparci in previsione dell’autunno?

“Secondo me ad oggi non c’è nessuna regione che possa dirsi fuori da un rischio potenziale, anche perché tra quindici giorni riapriranno le scuole. Nelle prossime settimane quello che possiamo fare non è mettere le mascherine all’aperto, che francamente mi sembra anacronistico, ma per esempio pretendere che una regione che passa al colore giallo, dimostri di aver vaccinato nei successivi 10 giorni almeno un ulteriore 5% della popolazione, con le buone o con le cattive”

 

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