Omicidio Chiara Gualzetti, cosa ha spinto l’assassino a uccidere? Il parere dello psichiatra a iNews24

Vincenzo Barretta, psichiatra, ideatore della campagna Rotary Action for Depression e fondatore dell'Osservatorio Italiano sulla Salute Emotiva e Comportamentale (OISEC) spiega che “le tragedie si possono prevenire. Non esiste una correlazione diretta tra atti violenti e disagio psichico”.

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Resta da valutare lo stato di salute mentale del giovane che ha confessato di aver ucciso Chiara Gualzetti, la quindicenne trovata cadavere a Monteveglio, nel Bolognese, lunedì 28 giugno. In sede di interrogatorio infatti, avrebbe raccontato agli inquirenti di aver agito spinto da “presenze demoniache” dentro di sé, che lo indurrebbero a commettere gesti bruttissimi. La Procura dei Minori di Bologna valuterà se predisporre o meno una perizia psichiatrica. La magistratura farà il suo corso. Intanto ai microfoni di iNews24, Vincenzo Barretta, psichiatra, ideatore della campagna Rotary Action for Depression e fondatore dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Emotiva e Comportamentale (OISEC) spiega che “le tragedie si possono prevenire. Non esiste una correlazione diretta tra atti violenti e disagio psichico”.

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Professore, l’adolescente reo confesso dell’omicidio di Chiara Gualzetti ha dichiarato agli inquirenti di aver agito mosso da “presenze demoniache” che lo avrebbero indotto a commettere gesti bruttissimi. Nei giorni scorsi, in occasione della seconda Conferenza nazionale per la salute mentale, lei ha affrontato questo tema, prendendo come esempi altri due omicidi: quello di Elisa Campeol sulle rive del Piave e l’omicidio di Ardea.
Associare atti di violenza alla malattia mentale è un tipo di pensiero pericoloso. Già nella nostra cultura c’è scarsissima attenzione al disagio psichico e un fortissimo pregiudizio su molte patologie, partendo dalla depressione, dall’ansia, dai disturbi alimentari fino alla psicosi. La malattia mentale non implica in modo quasi automatico il rischio di violenza”;

In che senso?
“Non nego che i disturbi psichici siano la causa di omicidi come quello del Piave, o dell’omicidio di Ardea oppure se venisse confermato, nel caso di questo ragazzino. Dico solo che non bisogna pensare che il disturbo psichico comporti necessariamente atti violenti. Guardare una persona affetta da malattia mentale come se fosse automaticamente pericolosa è rischioso, perché aumenta il pregiudizio e inibisce nel richiedere terapie e accedere alle cure corrette. In questi casi è chiaro che il disturbo psichico è la causa, ma non la regola. Stiamo apprendendo notizie di casi accaduti nell’arco di pochi giorni. Se consideriamo però che ci sono centinaia di migliaia di persone affette da disturbi psichici, ci rendiamo conto che la percentuale di atti violenti è di fatto minima. Probabilmente le persone che non soffrono di disturbi psichici, commettono un numero maggiore di gesti di questo tipo, perpetrati da motivi diversi”;

Chiara Gualzetti - Foto Instagram
Chiara Gualzetti – Foto Instagram

La Procura dei Minori di Bologna deciderà se fare accertamenti sullo stato di salute mentale del ragazzino che avrebbe ucciso Chiara Gualzetti. Ma cosa potrebbe essere accaduto?
Non si può esprimere un giudizio preciso su questo ragazzo sedicenne, perché la magistratura farà il suo corso e deciderà se effettuare una perizia psichiatrica. Sapremo di più nei prossimi giorni. Ma il fatto che dica di aver sentito una voce interna che l’abbia spinto a commettere l’omicidio di Chiara Gualzetti, ci fa pensare alla presenza di un disturbo psichico importante. È possibile che nei periodi precedenti agli ultimi giorni, questo ragazzo abbia dato segni di sé, che non sono stati però colti da amici e familiari perché non è facile rendersene conto. La nostra cultura, come detto, tende ancora a negare questi fenomeni”;

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In occasione della seconda Conferenza nazionale per la salute mentale lei ha chiesto di approvare al più presto un Piano Nazionale per curare malati e sostenere famiglie
Credo che sia necessario aprire un dibattito serrato su questo argomento, perché bisogna diffondere una cultura diversa. Piuttosto che aver paura quando accadono queste tragedie, bisognerebbe essere maggiormente informati. Mi auguro che si mettano in campo azioni concrete che investano sulla psichiatria del territorio. Sto lavorando per la costruzione di un Osservatorio Italiano sulla Salute Emotiva e Comportamentale che potrebbe partire già a settembre”;

Secondo lei la pandemia ha influito sull’aumento dei disturbi psichiatrici?
Studi fatti prevalentemente negli Usa che adesso si ripetono nel nostro Paese, mostrano con chiarezza che nel periodo della pandemia rispetto a quello precedente, c’è stato un aumento medio di depressione e ansia del 30%. Non abbiamo dati rispetto ad altre patologie, però è lecito pensare che altri disturbi come quelli alimentari o di personalità o le psicosi. Per cui molto probabilmente l’aumento di queste tragedie è in parte collegato al fatto che la pandemia abbia influito sull’equilibrio mentale di tantissime persone. Non sottovaluterei però il fatto che già in precedenza ci fossero stati meccanismi psicologici alterati che si sono resi evidenti in questo periodo”.

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