Bassetti a iNews24: “Non possiamo escludere nulla, nemmeno che in inverno ci sia un’altra variante”

Il direttore del reparto di Malattie Infettive al San Martino di Genova, Professor Matteo Bassetti, fa il punto della situazione epidemiologica nel nostro Paese, in previsione della stagione estiva: “Non dobbiamo prendere questi due mesi con eccessivo rilassamento, ma dobbiamo comportarci come la formica che accumula scorte per l’inverno” . Il noto virologo esprime una certa preoccupazione per i dati provenienti dalla Gran Bretagna, ma senza eccessivi allarmismi: “C‘è una ripresa dei contagi, ma grazie alla vaccinazione di massa, i quadri clinici sono molto simili al raffreddore”

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Covid Bassetti
Matteo Bassetti (da Facebook)

 

Professore, entro la fine di agosto la cosiddetta variante Delta (ex indiana) sarà dominante anche in Italia. Negli ultimi giorni, in previsione della stagione estiva, esperti e politici hanno deciso di togliere l’obbligo della mascherina all’aperto e stanno discutendo sulla riapertura delle discoteche… ma siamo proprio sicuri di essere pronti per il colpo di coda del Covid?

“Innanzitutto non dobbiamo confondere le due cose. Noi per affrontare la variante Delta abbiamo solo uno strumento, che non sono le mascherine all’aperto, ma il vaccino. È naturale che non dobbiamo prendere questi due mesi estivi con eccessivo rilassamento, ma dobbiamo comportarci come la formica che si attrezza per l’autunno e l’inverno.  Ecco, le nostre scorte per affrontare la stagione autunnale sono proprio i vaccini. Non c’è un’alternativa, per questo dobbiamo cercare di convincere chi è ancora scettico, portando dati a supporto del fatto che i vaccini funzionano anche contro la variante Delta”

E sulla possibile riapertura delle discoteche?

“Anche l’aperura delle discoteche, con il Green Pass e con il protocollo che è stato stilato, mi pare sia qualcosa che si possa ragionevolmente fare, anche perché avviene già in molti paesi d’Europa. Detto ciò la decisione finale spetta comunque al Cts”

Lei sembra favorevole…

“Io credo che sia più importante avere degli ambienti controllati, anziché  rischiare di avere un divertimento incontrollato. Se non c’è la discoteca, allora ecco che i luoghi d’aggregazione diventano anche le strade, le piazze, le terrazze di casa…  quindi meglio una discoteca controllata con un protocollo rigido, piuttosto che avere divertimenti diffusi e totalmente incontrollati

La variante Delta e i dati Uk

Boris Johnson
Boris Johnson (Getty)

I dati che arrivano dalla Gran Bretagna tuttavia non possono farci stare tranquilli: siamo tornati a 15 mila contagi al giorno, anche se decessi e ospedalizzazioni aumentano in misura minore.

Quello che dobbiamo dire infatti è che in Inghilterra è vero che c‘è una ripresa dei contagi, ma grazie alla vaccinazione di massa, abbiamo delle forme di malattia molto blande, con quadri clinici simili al raffreddore. Il dato inglese deve farci preoccupare, perché è evidente che la variante Delta rappresenterà in autunno, quello che  a gennaio è stata la variante Alfa (ex inglese), e quindi dobbiamo prepararci ad un nuovo modo di affrontare l’infezione anche nel futuro. Non possiamo escludere nulla, magari nel prossimo inverno verrà fuori una variante Epsilon…”

Infatti già si parla di una nuova variante Delta +… 

“Esatto, si tratta di un’ulteriore mutazione. Il problema è che il virus, circolando, muta. E l’unico modo per non farlo circolare, è proprio la vaccinazione. Quindi credo che sia giusto essere preoccupati, ma soprattutto penso che sia necessario fare un serio tracciamento e un sequenziamento del virus. Su questo dobbiamo migliorarci rispetto a quanto fatto fino ad ora, basti pensare che noi, ad oggi, sequenziamo circa l’1% dei ceppi isolati. In questo momento avendo in Italia 700-800 positivi al giorno,- al massimo mille-  se li dividiamo per venti regioni, vuol dire sequenziare 50-70 casi al giorno per ogni regione. Ecco, io credo che con questi numeri dovremmo arrivare ragionevolmente a sequenziarne almeno il 10%

L’importanza del sequenziamento per riconoscere le varianti

Coronavirus Governo
Coronavirus test (Getty Images)

Perché il sequenziamento è così importante?

“Perché sequenziare significa conoscere quelli che sono i virus che circolano e quindi riconoscere se ci sono  delle varianti o meno”

È possibile, secondo lei, pensare di modificare i vaccini esistenti per indirizzarli meglio sulle nuove varianti, eventualmente con un terzo richiamo?

“È evidente che il richiamo-che non chiamerei terza dose perché sembra qualcosa che dovremo fare già quest’anno- sarà quello annuale che faremo ragionevolmente nel 2022, così come è chiaro che le industrie che producono vaccini stiano già pensando ad una dose di richiamo in grado di proteggere meglio dalle varianti. Sinceramente non credo che questo sia un argomento di cui doversi preoccupare, perché alla fine faremo per il Covid quello che facciamo ogni anno con il vaccino antinfluenzale”

Cioè?

“Ci si orienta a sviluppare la dose di richiamo,  o la prima dose del vaccino per l’influenza, sulla base di quello  che è circolato nell’emisfero australe. Oggi noi abbiamo una situazione globale per cui sappiamo che il Covid sta circolando, dunque si tratterà di capire solo quali saranno le variante predominanti, se saranno effettivamente coperte da queste dosi, e se sarà necessario potenziare i vaccini per la dose di richiamo del 2022”

Veniamo tutti da una quindici mesi di forti privazioni e compromessi. Ogni volta che sembriamo avvicinarci ad una normalizzazione della situazione, emergono nuovi fattori di rischio che rinviano il ritorno alla normalità. Davanti all’arrivo delle due varianti più aggressive (Delta e Delta plus) come si può spiegare  che la pandemia non è stata ancora domata, anche se si è sulla buona strada?

“Qui non si tratta di allarmare la gente, perché otterremo il risultato opposto. Si tratta di mantenere la gente sensibilizzata su un virus che, ormai, è entrato nelle nostre vite e con cui dovremo convivere ancora per molti anni. Lavarsi spesso le mani, stare distanziati quando serve, vaccinarci e usare la mascherina quando è necessario; è con questi quattro presidi che possiamo tornare ad una vita quasi normale. Il vaccino poi, non mi stancherò mai di ripeterlo, è il modo più efficace per permettere al nostro Paese di non fermarsi un’altra volta, e se non l’abbiamo capito, allora vuol dire non aver compreso nulla di ciò che abbiamo vissuto in questi ultimi quindici mesi”

 

 

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