Giovanni Brusca libero, coro di no per il boss della strage di Capaci

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Giovanni Brusca libero dopo 25 anni. Coro di no per il boss che schiacciò il pulsante a Capaci e fece uccidere il piccolo Giuseppe Di Matteo 

Giornata mondiale della legalità, la Strage di Capaci
(Getty Images)

C’era la sua mano, in prima persona, nella strage di Capaci perché fu lui a schiacciare il pulsante che azionò la bomba. E c’erano i suoi ordini dietro la morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso e poi sciolto nell’acido a soli 13 anni. Oggi però Giovanni Brusca è un uomo (quasi) libero dopo aver scontato 25 anni di carcere

Il boss mafioso è uscito da Rebibbia anche in anticipo rispetto i termini, 45 giorni prima della scadenza della condanna e ora dovrà affrontare quattro anni di libertà vigilata. Lo ha deciso la Corte d’Appello che ha previsto per lui sia controlli che protezione, perché comunque la si veda Brusca è un personaggio scomodo.

Alcuni delitti e stragi le ha confessate direttamente lui. Come il ruolo nella strage di Capaci del 23 maggio del 1992 nella quale morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Brusca fu catturato solo quattro anni dopo in provincia di Agrigento e poi è diventato collaboratore di giustizia. Ora a 64 anni può tornare a farsi una vita.

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Giovanni Brusca libero, lo ha stabilito la legge: il dolore dei familiari di chi è morto per mano sua

Brusca è fuori dopo 25 anni perché a lui sono state concesse tutte le attenuanti per i collaboratori considerati affidabili, quindi la legge è stata applicata correttamente. ma per le famiglie così duramente colpite dalla mafia è un nuovo dolore.

Lo testimonia Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso: “Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere”.

Sconfortata, Tina Montinaro, vedova del caposcorta di Falcone e della moglie che ha parlato di presa in giro da parte dello Stato. A distanza di 29 anni dalla strage di Capaci secondo lei non tutte le verità sono state svelate ed è come se quello che è successo allora non fosse servito a nulla.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino  (Facebook)

Dure anche le parole di Santino Di Matteo, l’ex mafioso e padre di Giuseppe, al ‘Corriere della Sera’: “Dopo trent’anni io vado ancora testimoniare ai processi, per dire quello che so. Ma a che cosa serve se poi lo stesso Stato si lascia fregare da un imbroglione, da un depistatore? Non trovo le parole per spiegare la mia amarezza. A chi devo dirlo?”.

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