Le voci degli artigiani di San Gregorio Armeno: “Se continua così, troveremo i fast food al posto dei presepi”

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La crisi economica causata dalla pandemia non fa sconti a nessuno, nemmeno agli artigiani che hanno fatto la storia di un’intera città. San Gregorio Armeno, cuore del centro storico di Napoli, è ormai da un anno deserta. Lì dove c’erano fiumane di napoletani e turisti che ammiravano l’arte presepiale, ora c’è una schiera di serrande abbassate. Gli artigiani si sono quindi ritrovati sotto la sede della Regione Campania per chiedere garanzie e tutele per il futuro.

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“Questo è un patrimonio storico unico al mondo – dice ai microfoni di iNews24.it Serena D’Alessandro, portavoce dell’Associazione Botteghe Storiche di San Gregorio Armeno – ed è questo che chiediamo venga riconosciuto. Non elemosina, ma tutele. Noi lavoriamo con i turisti, e da un anno – come sappiamo – i turisti non si vedono. Di questo passo molti cederanno alle offerte che già provengono da alcuni grandi marchi di fast food e moda o da chi possiede negozi di “cineserie” varie. Dove oggi ci sono i presepi, rischiamo di trovare domani un fast-food.”

Gli artigiani: “Situazione terribile, nemmeno dopo il terremoto dell’80 fu così”

Alle parole di D’Alessandro fanno eco quelle degli artigiani in piazza: “Io ho 49 anni – ci dice Antonio Capuano, che assieme al fratello Vincenzo è erede di una storica tradizione presepiale di famiglia – E una cosa del genere, con tutte queste serrande abbassate, non l’avevo mai vista. Nemmeno durante il terremoto dell’80. A quell’epoca, almeno, dopo un paio di settimane si riaprì. Oggi non sappiamo ancora quando potremo farlo. È un panorama spettrale.”

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