Scuola, lo psicoterapeuta a iNews24: “Bocciare i ragazzi adesso non è giusto. Sono già in difficoltà”

“I ragazzi sono già in difficoltà. Cambiare adesso le carte, non è giusto”. Giuseppe Lavenia, presidente Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche (Di.Te), ai microfoni di iNews24, così interviene sulla possibilità di bocciare gli studenti in caso di insufficienze.

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I ragazzi sono già in difficoltà. Cambiare adesso le carte, non è giusto”. Giuseppe Lavenia, presidente Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche (Di.Te), ai microfoni di iNews24, così interviene sulla possibilità di bocciare gli studenti in caso di insufficienze. Per quest’anno scolastico, il ministero dell’Istruzione sta studiando una nuova ordinanza in questo senso, mentre l’anno scorso l’ex ministra Azzolina aveva proposto promozioni automatiche a causa della pandemia. Di questo e anche di altri temi, abbiamo parlato con Lavenia, anche psicoterapeuta e docente dell’Università Politecnica delle Marche.

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Secondo lei è giusto prevedere la bocciatura degli studenti?
Secondo me gli studenti già hanno subito tanti cambiamenti e questo non è il momento giusto per fare ulteriori modifiche. I ragazzi sono già in difficoltà e sono agitati. Cambiare le carte in tavola adesso, non è giusto e non fa piacere”;

Come stanno vivendo questo momento i ragazzi?
Non la stanno vivendo bene. Gli abbiamo fatto credere che sarebbe andato tutto bene. Si erano illusi di poterne uscire e tornare alla vita di tutti i giorni. Purtroppo non è stato così. I nostri ragazzi sono in difficoltà maggiore perché limitare la vita a un preadolescente o a un adolescente è diverso che limitarla a noi adulti. La nostra capacità di gestire le frustrazione è diversa dalla loro e sicuramente sono aumentati, di conseguenza, con l’utilizzo della tecnologia, gli episodi di cyberbullismo, adescamento online e autolesionismo. Il colpo di grazia l’ha dato l’iperconnessione legata alla didattica a distanza che abbiamo voluto far passare per scuola”;

Giuseppe Lavenia, presidente associazione Di.Te
Giuseppe Lavenia, presidente associazione Di.Te

Si spieghi meglio…
La dad non può essere mai considerata scuola, ma un elemento alternativo per fare la didattica non in presenza. Mancano aspetti emotivi e sociali fondamentali per l’evoluzione di un ragazzo”;

Quali sono le fasce d’età più colpite dalla pandemia?
Dipende dai temi che andiamo a trattare. Dagli 11 ai 13 anni – cioè l’età che abbiamo analizzato e che non dovrebbe avere nemmeno lo smartphone a disposizione o accesso alla tecnologia – sono profondamente in difficoltà. Quasi il 40% di ragazzini ha avuto situazioni di cyberbullismo, hanno mandato foto intime, hanno ricevuto foto intime, o condiviso audio – messaggi intimi, che è un altro modo di creare situazioni di cyberbullismo e in particolare di revenge porn. In questo momento non esiste una fascia d’età più a rischio, dalla preadolescenza all’adolescenza, anche rispetto ai temi legati ai disturbi alimentari e all’adescamento online, la manipolazione affettiva in particolare”;

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Disturbi alimentari?
Il 36% delle persone che hanno chiamato il numero verde, ci hanno detto di avere i primi sintomi di disturbi alimentari, legati o a un aumento di peso o alla riduzione drastica, a discapito di un’attività sportiva. Si tratta di un numero importante per i ragazzi dai 14 ai 18 anni”;

Quali sono gli altri problemi legati alla pandemia da Covid-19 per i ragazzi?
Abbiamo assistito a suicidi, autolesionismo e challenge finite male. Purtroppo stare a casa implica essere iperconnessi e paradossalmente meno controllati: stare davanti allo schermo, non vuol dire essere al sicuro. Anzi, più la fascia d’età si abbassa, più il rischio aumenta. Sicuramente le fasce più giovani, dai 9 ai 13 anni, sono quelle più a rischio in questo momento. Non sono abituati ad avere la tecnologia. Ne sono entrati in possesso con la dad e stando più tempo in casa, magari utilizzano il telefonino perché non hanno nulla da fare, quindi è aumentato il rischio. Anche l’isolamento sociale sarà uno dei disturbi più grossi, non sarà semplice”;

Scuola proteste studenti
Resta chiusa la scuola in quasi tutta Italia causa Covid (via Screenshot)

Sta parlando dell’aumento dei casi di ragazzi Hikikomori?
I ragazzi Hikikomori già prima erano quasi 150mila all’anno. Ora il numero sicuramente aumenterà, perché il 20% di chi ha avuto un episodio di cyberbullismo, tende a diventare un isolato sociale. Provi a pensare a quanti ragazzi, dopo il Covid, decideranno di non tornare a scuola a causa dell’aumento del cyberbullismo e dell’isolamento sociale. Ci sarà un abbandono scolastico legato a tutti questi fattori drammatici legati alla pandemia”;

Cosa possono fare i genitori degli adolescenti e preadolescenti?
Da un lato, i genitori possono chiedere ai figli come stanno e come va la loro giornata online, come stanno vivendo la didattica a distanza. Chiedere è la prima forma del prendersi cura. Poi molto spesso i ragazzi nemmeno ci rispondono, ma se chiediamo, loro sanno che ci stiamo prendendo cura di loro. Dall’altro bisogna parlare onestamente della situazione, anche di come la stanno vivendo gli adulti. Molti genitori hanno commesso l’errore di ignorare, non raccontare, per tutelarli. Non raccontare a un figlio, comporta che lui abbia delle fantasie rispetto alla realtà, che poi sono più pericolose della realtà stessa. Inoltre, anche in casa, proporre attività alternative. Cercare cose da fare in comune, insieme, regolare gli orari, dar loro degli impegni come preparare il pranzo o la cena, in modo che possano anche uscire dalla stanza”;

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Cosa può fare invece, in generale, il mondo degli adulti?
Finché ci saranno le restrizioni sarà complicato lavorare sulla parte emotiva e sociale. Dobbiamo anche iniziare a preparare i ragazzi al ritorno alla normalità, ora che la campagna vaccinale andrà avanti, e si vede finalmente la luce in fondo al tunnel. Poi, se ci accorgiamo che i nostri figli sono cambiati, hanno problemi, disturbo del sonno, ansia quando escono o quando si muovono, è importante chiedere aiuto. Abbiamo attivato un numero verde proprio per questo. È 800770960 e serve alle famiglie che hanno bisogno di supporto rispetto al tema dell’iperconnessione, della pandemia e dell’isolamento sociale”;

Come stanno vivendo la pandemia gli Hikikomori?
Loro erano già abituati, quindi non sono sconvolti. In molti si sentono anche più compresi. Con l’associazione Di.Te di cui sono presidente, ne abbiamo seguiti tanti. In realtà gli isolati sociali, cioè gli Hikikomori, in questo momento si sentono come gli altri e forse finalmente compresi e capiti. Ci siamo infatti resi conto di quanto, a volte, la tecnologia può diventare essenziale per la sopravvivenza. Per loro lo è per altri motivi, per noi è legato alla pandemia. Questo non agevolerà il loro processo di uscita (dall’isolamento sociale ndr.), ma dall’altro lato sicuramente li farà sentire più completi e anche chi li ha sempre criticati, potrà capire che quando non si sta bene, si rimane a casa. La dipendenza tecnologica, compresa quella degli Hikikomori, è il sintomo di altro”;

È favorevole al ritorno in classe dopo Pasqua?
Sì, sono favorevole all’apertura delle scuole e anzi, per me non andavano proprio chiuse, visti i dati e i numeri che hanno confermato che non ha portato un aumento dei contagi. Sono ben contento che si ritorni perché la scuola è un luogo da proteggere. Da lì passa buona parte della salute mentale e sociale dei nostri figli. Probabilmente non andava proprio chiusa e andava tutelata più di altre attività. Abbiamo fatto un grosso errore e non abbiamo protetto adeguatamente i nostri figli. È stato giusto fare i sacrifici nella prima ondata, ma già nella seconda si poteva gestire sicuramente meglio, perché i ragazzi hanno pagato un altissimo prezzo”;

Come si potrebbe rimediare?
“Innanzitutto ringraziando i nostri ragazzi e dicendo loro che abbiamo sbagliato. Si sono sacrificati e hanno rispettato le regole. Dobbiamo riconoscergli che hanno sofferto, faticato, hanno indossato la mascherina per quattro o cinque ore e non è stato sufficiente. Possiamo rimediare anche aprendo le scuole immediatamente, cercando di non togliergliela più. Non penso che ci sia molto da dire, ma molto da fare”.

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