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Coronavirus Amburgo, ennesima protesta delle prostitute che vogliono tornare a lavorare pur mantenendo le condizioni di sicurezza

Amburgo Coronavirus prostiyuter
Coronavirus Amburgo, la protesta delle prostitute (Getty Images)

Coronavirus Amburgo, da sabato 11 luglio le prostitute dei quartieri a luci rosse famose in tutto il mondo sono in sciopero. Protestano contre le rigide regole del lockdown imposte dal governo che di fatto impedisce loro di lavorare. Soprattutto non capiscono perché altre attività commerciali, compresi i tatuatori, possano riaprire e loro no.

Le prostitute confermano di aver preso tutte le misure precauzionali per lavorare in sicurezza, anche per i loro clienti. Ma in assenza di una risposta da parte del governo, hanno deciso di  mettersi in vetrina e sfilare per strada esponendo alcuni cartelli.
“Non fare finta di non vederci”, sui legge in uno e “Il mestiere più antico del mondo ha bisogno del tuo aiuto” in un altro. In Germania la prostituzione è regolamentata e infatti ricordano anche che pagano le tasse “ma nessuno ci aiuta”.

Coronavirus, le prostitute di Amburgo si mettono in vetrina (Getty Images)

Già a fine maggio l’organizzazione che rappresenta prostitute e  case d’appuntamento in Germania aveva presentato una richiesta formale. Voleva la riapertura dell’attività dopo che la situazione nel Paese era tornata quasi normale. Nell’appello era messo nero su bianco il fatto che ci fosse la totale sicurezza anche perché le prostitute hanno un interesse personale nel proteggere la salute loro e dei clienti.

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Germania, il dibattito è aperto sulle prostitute anche se l’attività è legale

In realtà però fino ad oggi non è cambiato nulla. Anzi, un numero consistente di deputati cristianodemocratici e socialdemocratici, ha chiesto un provvedimento per la chiusura definitiva dei bordelli tedeschi. Tutto questo nonostante l’attività sia legale e regolamentata dallo stato. Anzi, secondo loro anche i clienti dovrebbero essere multati.

La svolta era avvenuta nel 2002 quando l’allora cancelliere Schröder aveva equiparato la prostituzione agli altri lavori. Così per loro scattava la copertura con la mutua e l’accesso alla pensione, ovviamente pagando tasse e contributi. Una proposta che circola da tempo anche in Italia, se non altro per aumentare le entrate fiscali, ma non è mai decollata.

Di fronte alle proteste il gioverno cambierà idea? (Getty Images)

In Germania, da tre anni, le prostitute per lavorare devono essere registrate. E secondo gli ultimi dati, le professioniste sarebbero poco meno di 33mila, solo un quinto tedesche. Il realtà il numero sarebbe almeno dieci volte maggiore anche perché non esistono controlli ufficiali.

la realtà è che il settore rimane comunque redditizio e senza il controllo, almeno foemale dello stato, la malavita abvrebbe vita ancora più facile. Amburgo poi, soprattutto nella zona di Sankt Pauli, con uil tempol è diventata una vera icona del genere. Oggi però è tutto fermo e nessuno sa quando la situazione pitrà cambiare. Ecco perché la protesta delle professioniste continua.

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