Michael Jordan dona 100 milioni di dollari nel nome di George Floyd

Michael Jordan – The Goat – è solo l’ultimo di una serie di superstar che è scesa in campo con azioni concrete per ricordare l’afroamericano rimasto ucciso a Minneapolis.

Michael Jordan
Un commosso Michael Jordan durante le celebrazioni per la tragica scomparsa di Kobe Bryant (Getty Images)

Continua a suscitare grande clamore il cordoglio per la morte di George Floyd, l’afroamericano rimasto ucciso a Minneapolis durante un fermo di polizia. Due giorni fa si era registrata la clamorosa presa di posizione di The Rock. Dwayne Johnson aveva postato un lungo video che si riferiva, indirettamente e senza mai citarlo, al presidente americano Donald Trump nel quale chiedeva ripetutamente “dove sei” a un ipotetico leader, umano e compassionevole.

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Michael Jordan, 100 milioni di dollari per l’istruzione

Da alcuni giorni si sta registrando una gara di solidarietà per garantire un futuro alla famiglia di Floyd, in particolare alla figlia per la quale sono stati raccolti diversi milioni di dollari in un fondo fiduciario per i suoi studi. Gianna, sei anni, era stata citata dalla vedova di Floyd nel discorso di commiato: “George non vedrà sua figlia prima del prom (il ballo di fine anno delle high school n.d.r.) né andare al college”. E ieri Kayne West, il marito di Kim Kardashian ha istituito un fondo da due milioni di dollari come borsa di studio per la ragazza.

Michael Jordan, attraverso il suo brand, ha annunciato un finanziamento di 100 milioni di dollari per i prossimi dieci anni destinati a organizzazioni nazionali “impegnate a garantire l’uguaglianza razziale, la giustizia sociale e un maggiore accesso all’istruzione”. Lo scopo della donazione sarà quella di incentivare i programmi scolastici e di inserimento nei quartieri più poveri e disagiati delle grandi metropoli. Il trend Black Lives Matter, le vite degli afroamericani contano, è da giorni uno dei più battuti sui social network e contrasta in modo molto forte con le immagini di violenza che hanno funestato per due settimane tutti gli Stati Uniti. Da una parte assalti e atti vandalici. Dall’altra donazioni e solidarietà.

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Michael Jordan
Una action figure, una delle tantissime, della collezione di Michael Jordan (Getty Images)

Springsteen e Neil Young cantano

Intanto si registra una presa di posizione creativa davvero molto trasversale di tutti i più importanti musicisti americani. Bruce Springsteen ha sospeso la registrazione del suo album, che lo impegna da alcuni mesi per registrare una canzone dedicata alla morte di Floyd: “Durerà 8.47”, il tempo che ci hanno messo per ammazzarlo” ha dichiarato il Boss che alcuni anni fa a New York fu motivo di enorme imbarazzo per la polizia della Grande Mela. Immediatamente dopo la morte di un altro afroamericano, Amadou Diallo, incise “American Skin (41 shots)” che si riferiva ai colpi di pistola sparati per uccidere Diallo che in realtà era disarmato. Un tragico errore che scatenò enormi tensioni. Cantando al Madison Square Garden, Springsteen ne eseguì una versione interminabile cantata a squarciagola dal pubblico che costrinse le forze dell’ordine presenti all’interno dell’arena a uscire dalla sala per evitare ulteriori tensioni.

Springsteen ieri ha cantato dal vivo un breve set acustico su E Street Radio aprendo proprio con “American Skin”: “Mentre canto 40 milioni di americani sono senza un lavoro e quasi 200mila hanno perso la vita per il COVID, siamo ancora marchiati dal nostro peccato originale che ha forgiato questo paese nella schiavitù…” sono state le parole del Boss.

Paul McCartney
(Getty Images)

Paul McCartney chiede giustizia

Ieri Paul McCartney, che recentemente ha definitivamente sospeso il suo tour – che doveva passare anche dal nostro paese  – a causa del coronavirus, ha chiesto un atto di giustizia per George Floyd e una condanna esemplare non solo dei poliziotti che hanno causato la morte dell’uomo ma anche dei dirigenti della polizia di Minneapolis. Nel frattempo sono molti gli artisti che hanno deciso di tornare in attività con un brano su questo argomento. Neil Young sta incidendo una nuova versione di “Southern Man”, Elvis Costello ha scritto un brano in diffusione da ieri intitolato “No Flag”, i Soul Asylum hanno annunciato una cover di “Nazi Punks F*** off” del gruppo americano Dead Kennedys. Persino i REM, sciolti da tempo, stanno valutando l’idea di tornare insieme almeno per un brano da dedicare a George Floyd.
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Bruce Springsteen
Bruce Springsteen in un momento del suo show benefico per la raccolta fondi Stand Up (Getty Images for The Bob Woodruff Foundation )

Il ricchissimo programma di beneficenza di Michael Jordan

Michael Jordan, che ha costruito un impero sui prodotti che portano il suo nome grazie all’aiuto della Nike, suo sponsor personale da anni. Al momento la stella americana che ha deciso di investire di più in un progetto che porterà il nome di Floyd.

“Il razzismo sistematico e gli eventi che si sono verificati in tutta l’America nelle ultime settimane servono come promemoria urgente del continuo cambiamento necessario nella nostra società”, ha dichiarato il presidente e amministratore delegato della Nike John Donahoe in una nota legata all’iniziativa di MJ.

Il marchio Jordan Brand esiste dal 1997, quando il giocatore lo lanciò  durante la sua ultima stagione con i Chicago Bulls. Nel 2015 ha dato vita anche a Wings Scholars, un programma che ha fornito borse di studio universitarie a oltre 1.800 studenti provenienti da contesti svantaggiati in Nord America e Cina.