Caso Silvia Romano: rischi e verità nascoste intorno alle piccole Ong

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Silvia Romano non è né una cooperante né una volontaria: Daniela Gelso mette in luce verità nascoste dietro il caso che tiene banco in questi ultimi giorni

Silvia Romano riscatto
Silvia Romano

I colleghi di TPI hanno intervistato Daniela Gelso, project manager di diverse Ong, che nel corso della sua vita ha attraversato posti come l’Africa occidentale e centrale, la Guinea Bissau, Burundi e Costa d’Avorio. La donna ha messo a nudo molte verità nascoste.

In primis, in modo secco e deciso, ha spiegato come la Romano non sia né una cooperante e nemmeno una volontaria. “Una ragazza neolaureata ed inesperta”, così la definisce la Gelso. Secondo quest’ultima, la ragazza è stata vittima di coloro che l’hanno esposta a dei rischi enormi senza il rispetto di alcuna misura di sicurezza. Questi, per la precisione Africa Miele, non sono nemmeno una Ong.

Volendo fare un attimo una rapida ricapitolazione della situazione, Silvia in Kenya era arrivata con un semplice visto turistico e questo non le permetteva di svolgere attività di cooperazione internazionale. Inoltre, non aveva alle spalle esperienza di tale genere. Durante la permanenza a Chakama si occupava, dunque, semplicemente di far giocare i bambini del villaggio.

Nei suoi confronti, Africa Milele – come spiega la Gelso – non ha adottato alcuna misura di sicurezza. Le Ong serie assicurano, infatti, il personale in missione all’estero. Ci sono dei piani di gestione dei rischi e linee di condotta che vengono studiati ben prima che parta un’operazione. Purtroppo il mondo è pieno di Ong “fai da te” che si propongono di salvare il mondo ed alle quali i ventenni si affidano per fare del volontariato. Negli ultimi tempi, in merito a questo, è nato anche il termine “volonturismo“.

A colpire la project manager in tutto questo polverone è stata anche la forte superficialità con la quale, soprattutto nel nostro paese, è stato trattato il mondo della solidarietà internazionale. Le Ong vengo infatti spesso denigrate o bistrattate. Inoltre, ammette di provare una profonda gioia per la liberazione di Silvia a dispetto del prezzo del riscatto, dell’abito e tutto il resto. “La vita di un essere umano non ha prezzo”.

Caso Silvia Romano: ma cos’è Africa Milele?

Silvia Romano

Africa Milele Onlus è un’associazione quasi del tutto sconosciuta che l’AICS, Associazione Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, non ha riconosciuto. Essa non è, per altro, iscritta a nessuna delle federazioni che raggruppano le Ong italiane. La struttura societaria a cui fa capo appare essere a gestione familiare. Nei vari ruoli vi sono cognomi uguali ed, inoltre, la persona indicata come referente dei progetti in Kenya è la stessa che, quando Silvia è stata rapita, era in veste del guardiano che avrebbe dovuto vegliare sulla guest house di Chakama.

Il problema, però, è iniziato nel 2014 con la riforma della legge sulla cooperazione internazionale che ha riunito Ong, Onlus, fondazioni, cooperative sociali e associazioni culturali sotto l’unica definizione di Enti del Terzo Settore. Questo ha appunto abilitato tutti ad operare in continenti difficili e particolari mettendo a rischio chi, come Silvia, viene “usato” senza il rispetto di alcun criterio.

Cooperante o volontario, che differenza c’è?

C’è un’importante differenza tra un volontario ed un cooperante. Quest’ultimo infatti, rispetto al primo, è un professionista retribuito e con un’importante specializzazione. Inoltre, oltre al contratto di lavoro, hanno anche un’assicurazione internazionale. I loro progetti non entrano nell’ambito delle opere di carità o nell’assistenzialismo. Parliamo, bensì, di strategie fondamentali con obiettivi ben precisi.

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Silvia Romano (Getty Images)

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