Coronavirus, negozi e locazioni: i problemi legati al credito d’imposta

Coronavirus, negozi e locazioni: i problemi legati al credito d’imposta introdotto dal Governo con il decreto Cura Italia. Cosa c’è da sapere

Affitto negozi e locazioni
Coronavirus, negozi e locazioni: come funziona il credito d’imposta (Foto: Websource)

Uno dei problemi principali della possibile ripresa economica dopo i mesi di misure restrittive per il contenimento del coronavirus, è la liquidità delle attività commerciali. La loro possibilità di sopravvivere alla crisi e tornare a lavorare dall’inizio della “Fase 2” dipende esclusivamente dalle scelte del Governo. Il sostegno economico delle istituzioni è fondamentale per garantire alle imprese di non licenziare i lavoratori e poter offrire loro un impiego dal mese di maggio. In quest’ottica l’affitto di locazioni e negozi è una delle voci principali per quanto concerne le spese di un’impresa privata. Secondo quanto scritto da Costantino Ferrara, vice presidente di sezione della Commissione tributaria di Frosinone, sulle colonne del Sole24Ore, un nodo centrale è il famoso credito d’imposta.

Il Governo Conte ha stabilito con il decreto Cura Italia l’istituzione di un’agevolazione pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo, per negozi e botteghe, con la condizione che l’immobile rientri nella categoria catastale C/1. In teoria questo dovrebbe consentire ai proprietari dell’attività di superare il momento di difficoltà abbassando i propri costi di gestione.

In sostanza, il titolare dovrebbe pagare l’intero canone salvo poi  recuperare il 60% dell’importo attraverso un credito d’imposta, utilizzabile in compensazione, per pagare ad esempio i contributi, l’iva o altri tributi.

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Coronavirus, negozi e locazioni: come funziona il credito d’imposta

Negozi e locazioni affitto
Coronavirus, negozi e locazioni: come funziona il credito d’imposta (Foto: Getty)

La circolare n.8/e del 3 aprile scorso, riporta come l’Agenzia delle Entrate preveda il credito solo nel caso in cui il canone venga pagato al locatore. Questo tra l’altro non è previsto dalla norma di riferimento: “Ancorché la disposizione si riferisca, genericamente, al 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione”, afferma l’Agenzia, “a stessa ha la finalità di ristorare il soggetto dal costo sostenuto costituito dal predetto canone, sicché in coerenza con tale finalità il predetto credito maturerà a seguito dell’avvenuto pagamento del canone medesimo”.

In modo discutibile il credito spetta solo a chi è in grado di pagare l’affitto, che avrà modo di recuperarlo quando ripartirà l’obbligo di versamenti fiscali e contributivi. Questo di certo non aiuta coloro i quali, già con l’acqua alla gola, non riescono ad ottemperare alle scadenze previste. Nell’effetto domino questo potrebbe portare alla chiusura di molte attività, vista l’impossibilità di mantenere i propri impegni di spesa e non ricevendo nell’effettivo alcun aiuto immediato dallo Stato.

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