Coronavirus, il virologo indica i tempi necessari per sconfiggerlo

Il virologo Andrea Crisanti ha espresso il suo pensiero circa i tempi necessari per sconfiggere il Coronavirus.

Andrea Crisanti
Andrea Crisanti (photo screenshot da Youtube)

Ad indicarci i tempi necessari per sconfiggere il Coronavirus è Andrea Crisanti, virologo e direttore dell’Unità complessa diagnostica di Microbiologia a Padova. Secondo le sue parole, riportate da Fanpage, saranno necessari quattro mesi per sconfiggere il CoVid-19. Al netto di ciò, il virologo ha tenuto a precisare che la ripresa dovrà necessariamente essere graduale, al fine di evitare il rischio di un nuovo allarme. Quattro mesi, questo il tempo stimato dall’esperto in materia, Andrea Crisanti, che ha comunque precisato, come riporta Fanpage, che ad oggi, dare una data precisa non è possibile. Viste le difficoltà di rimanere chiusi in casa per un tempo così lungo, è necessario, sostiene il virologo, che si proceda per gradi, rispettando le dovute accortezze del caso. Infatti, se di colpo tutto venisse nuovamente riaperto e si tornasse in un batter d’occhio alla quotidianità, il rischio di trovarsi di fronte una nuova emergenza è elevato.

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Coronavirus, l’appello del virologo al Governo

Coronavirus
Coronavirus, (photo Gettyimages)

Come riporta Fanpage, il virologo Andrea Crisanti, nell’esprimere il suo pensiero, ha anche fatto riferimento alle accortezze che dovrebbe prendere il Governo. Al fine di evitare un ritorno al “punto di partenza”, sarà necessario che il Governo imponga quindi misure necessarie. Ad esempio, è opportuno avere dei dati certi sulle persone che vanno a lavorare e su quelle che rimangono a casa. In questo modo è possibile tracciare le persone e monitorare la situazione collettiva. Inoltre, continua l’esperto, ciò che è necessario è anche aumentare le misure di sicurezza per tutte quelle persone che lavorano in fabbrica.

Durante il suo intervento, Andrea Crisanti ha anche fatto riferimento ai due modelli di approccio al Coronavirus, rappresentati da Lombardia e Veneto. Il modello veneto, infatti, prevede che venga immediatamente svolto il maggior numero di tamponi sulla popolazione, in modo da poter rilevare anche gli asintomatici.