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Coronavirus, le aziende chiudono per paura del contagio, almeno il Lombardia e in Veneto. I dipendenti costretti a rimanere a casa saranno salvaguardati.

Nuncia Catalfo Coronavirus
Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro del governo Conte (Getty)

Coronavirus, diverse aziende in Lombardia come in Veneto stanno pemsando di bloccare la produzione almeno nei prossimi giorni. Il rischio del contagio è almeno, in particolare in alcune zone specifiche, ma la situazione è monitorata continuamente dal ministero della Salute e della Regione Lombardia.

Intanto gli uffici del personale di colossi come Snam, Eni e Saipem hanno contattato tutti i loro dipendenti che vivono tra Lodi e provincia, uno dei focolai italiani. A tutti hanno consigliato di rimanere in casa fino a nuovo ordine, ebitando così ogni contatto sociale, in fabbrica come fuori.

Presto la stessa decisione potrebbe essere presa in altre province, anche da realtà più piccole. Ma nessun timore per l’occupazione. Perchè il governo, in particolare il ministero del Lavoro, è già al Lavoro per trovare una soluzione non penalizzante per i lavoratori. E in accordo con l’Inps l’avrebbe già trovata in uno strumento, la Cassa integrazione ordinaria.

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Cassa integrazione ordinaria per i lavoratori, il governo ha già detto sì

Aziende Coronavirus Lombardia
Aziende e scuole chiuse in Lombardia (Pixabay)

Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha spiegato chiaramente il provveduimeto che verrà adottato di comune accordo con l’Inps. “La prima misura è quella di concedere ai lavoratori: trattandosi di un evento imprevedibile, non c’è bisogno di una norma ad hoc. È un primo ma tempestivo intervento che possiamo mettere in campo e siamo pronti a predisporne altri qualora ve ne fosse la necessità”.

Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, apprezza dicendo di avere ricevutoi rassicurazioni specifiche direttamente dal Premier Conte. Ma il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non ci sta. Con un lungo post su Facebook ha spiegato perché nella sua città gli ufficici pubblici rimarranno aperto: “Alcuni cittadini mi chiedono di chiudere gli uffici pubblici. E allora perché non gli stadi? O le aziende? O i negozi? Che differenza c’è? Stiamo seguendo questa crisi sanitaria con responsabilità, non sottovalutiamo niente, ma non vogliamo neppure fomentare allarmismi. Domani mattina ci vedremo di nuovo in Prefettura e verificheremo il da farsi. Se sarà il caso di prendere misure specifiche, lo faremo. Nel frattempo io sono qui a lavorare. A fare tutto quello che posso. Con serietà. E con spirito di collaborazione con le istituzioni che, più di me, conoscono le questioni relative alla gestione di questo virus”.

Guseppe Sala Milano
Giuseppe Sala, sindaco di Milano (Getty)

 

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