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Arriva l’incredibile denuncia della città di New York nei confronti di Prada. La nota holding di moda italiana avrebbe adottato un marketing insensibile.

Prada
Scoppia la polemica tra New York e la nota azienda italiana (via Pixabay)

Pochi giorni fa era scoppiata la polemica tra la città di New York ed il noto marchio di moda italiano, Prada. Infatti la super metropoli statunitense avrebbe accusato la holding italiano di marketing inappropriato ed insensibile, arrivando addirittura alla querela.

Così le due parti sono finalmente riusciti a trovare un accordo, che costerà alla casa di moda italiana non pochi milioni. La diatriba è scoppiata dopo una denuncia della Commissione per i Diritti Umani di New York (NYCCHR), che già lo scorso anno è riuscita a vietare la discriminazione dei capelli nella città di New York con multe salatissime, fino a 250.000 dollari.

La polemica con l’azienda italiana è scoppiata poco più di un anno fa, quando il noto marchio fece uscire i suoi contestatissimi ciondoli che sembravano riprendere il fenomeno della blackface. Infatti l’uso della “blackface” è altamente inappropriato visto che era una tecnica usata nel mondo del cinema a stelle e strisce, per far recitare attori bianchi nel ruolo di afroamericani.

Prada, cambia la policy anti-discriminazione

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I contestatissimi ciondoli dell’azienda italiana (via WebSource)

Così dopo la grande polemica con la metropoli americana, Prada ha deciso di cambiare la propria policy anti-discriminazione, implementando dei corsi per sensibilizzare sul cocente tema del razzismo in tutti i suoi store di Milano.

Inoltre sempre l’azienda, dovrà introdurre un responsabile per trattare il tema su diversità ed inclusione. Il ruolo del supervisore sarà quello di controllare i prodotti prima che siano venduti, pubblicizzati o promossi negli Stati Uniti. La compagnia i moda, inoltre, ha deciso di creare una scuola per creare e far crescere nel settore tutti coloro che storicamente sono discriminati nel mondo della moda.

Ma Prada non è il primo Brand ad essere accusato di razzismo, infatti già era capitato anche ad H&M, Pepsi, Heineken, Starbucks e Dove, con mosse pubblicitarie di dubbio gusto. Tutte queste aziende però, sono riuscite a riprendersi dallo scivolone con grandi campagne per la sensibilizzazione Diversità ed Inclusione, come è giusto che sia.

L.P.

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