Trattoria Tufò come covo dei narcotrafficanti, 24 arresti

Un’inchiesta su un gruppo di narcotrafficanti tra Lazio e Campania ha portato al sequestro della Trattoria Tufò di Napoli.

Tufò
Tufò

La trattoria Tufò è una realtà imprenditoriale nel settore della ristorazione che ha aperto a Posillipo, Napoli, nel 2016 e da allora ha acquisito sempre più successo. Secondo quanto riportato da Fanpage, esso è stato però un luogo nel quale si svolgevano le riunioni dei gruppi di narcotrafficanti. La lunga inchiesta della Guardia di Finanza ha portato oggi all’arresto di 24 persone implicate nella rete dello spaccio di droga tra Lazio e Campania.

I promotori del gruppo sono Ciro Capasso ed il figlio Antonio, titolare della trattoria. A fare il blitz all’alba sono stati 150 finanzieri del Comando Provinciale di Napoli col supporto dei Comandi di Roma, Salerno, Caserta e Latina. Si è eseguita un’ordinanza di custodia cautelare da parte del gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Sequestro Tufò, la ricostruzione

Per gli investigatori, in questi anni Ciro Capasso, vicino agli Scissionisti, era tornato nel traffico di droga dopo essere stato scarcerato e parte dei guadagni li aveva investiti nella ristorazione. Proprio nella trattoria Tufò si sarebbero tenute molte riunioni tra diverse parti per l’acquisto di cocaina. Durante uno degli incontri intercettati dai finanzieri era presente Rosario Lumia. Poi nel 16 maggio del 2018 fu arrestato poiché aveva nascosto nell’abitacolo dell’auto oltre 33 chili di cocaina.

Nell’operazione sono state sequestrate 7 società tra cui quelle che gestivano la trattoria e le altre attività collegate al marchio Tufò, 3 immobili, 13 veicoli e 68 rapporti finanziari per un valore di oltre un milione di euro. Dei nuclei familiari per i quali sono state disposte le misure cautelari, in 6 avevano il reddito di cittadinanza.

Napoli

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