Miriana Trevisan, 44 anni, prima di diventare famosa, si è fatta tutta la gavetta a Non è la Rai dopo di che ha lavorato come velina a Striscia la notizia poi. E ora, dopo anni di semi-anonimato, ha raccolto il coraggio necessario per scrivere una confessione, pubblicata sul sito Linkiesta.it, su quello che ha dovuto passare dalla gavetta in poi, tra avances sessuali e sottili forme di ricatto. “Ti specchi in persone talmente abituate a convivere con atteggiamenti di sottomissione e maschilismo strisciante tanto da considerarla una consuetudine: finisci tu per diventare l’inconsueta, la strana”.

Storie senza senso. Al limite: “L’anziana cialtrona truccatrice delle star che mentre ti prepara ti dice Miriana, tu non capisci, è il mondo che va così. E il dubbio ti viene, eccome. E se ti viene reagisci scappando. E se scappi non fai pubbliche relazioni, ti dicono”.

Gli incubi giorni e notte: “Ti fai le feste ma eviti gli incontri, prendi il taxi per tornare a casa piuttosto di qualche auto di lusso; fai finta di non avere capito di essere stata invitata sullo yacht finché alla fine non ti invitano più davvero. Molte delle mie colleghe negli anni del mio lavoro in televisione mi hanno detto la stessa cosa: Hai potenzialità (dicevano bellezza ma intendevano la figa) e non la sfrutti, sei un pazza, o Ci sono calciatori e produttori che sbavano per te: dopo te la lavi ed è tutto come prima”.

Scene di squallore raro: “Poi ti succede di uscire da un camerino, dopo un’imbarazzante chiacchierata con un mostro sacro della televisione, e una sua dolce collaboratrice ti dice: Hai ancora il rossetto, non ti vedremo più e con un sorriso di pena ti congeda”. Stesse dinamiche nel mondo del cinema: “Se ti fai prendere dall’entusiasmo per una promessa di un ruolo in un film, che quasi ci credi di essere tu, proprio tu, quella giusta per quel personaggio, poi Dobbiamo parlarne più intensamente nel mio albergo, ho una suite, ti dice il regista italiano osannato nel mondo. E tu ancora provi a convincerti: che male c’è, io sono la prescelta, devo solo studiare e studiare, dare arte in forma di bellezza, che ci vuole. E invece no. È tutto un buio di parole, parole buie, che entrano solo in vicoli bui. Lo spiraglio, per alcuni di loro, l’unico spiraglio è la figa”. Alla fine, a chi dice sempre non non resta che l’isolamento, “come un chiodo, l’unico in una parete vuota. Una parete che qualcuno chiama arte ma io ne ho dipinta una mia, piena d’amore, che chiamo dignità”.