Il dilemma degli anni 2000 sta per essere svelato e direttamente dall’associazione contro il cancro.

Ci sono  ovviamente delle diverse teorie e  la stessa Organizzazione Mondiale della sanità non è mai stata chiara a riguardo.

Allora il quotidiano napoletano il Mattino ha chiesto direttamente all’Airc, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro: “Un consumo eccessivo di carni rosse, soprattutto di carni rosse lavorate (salumi, insaccati e carne in scatola), che aumenta il rischio di sviluppare alcuni tumori”. Il rischio dipende dalla “quantità e frequenza dei consumi”. Un consumo modesto di carne rossa (una o due volte a settimana al massimo) è accettabile anche per l’apporto di nutrienti preziosi (soprattutto vitamina B12 e ferro) mentre “le carni rosse lavorate andrebbero consumate solo saltuariamente”.

 

Secondo Airc “le proteine animali sono costituite dalle stesse molecole chimiche di quelle vegetali, gli amminoacidi. A far male, nel caso di consumo eccessivo, è il modo in cui interagiscono con l’organismo: ad esempio la conservazione, nel caso delle carni lavorate, o le modalità di cottura, che modificano le molecole presenti rendendole potenzialmente dannose per la salute”.

Inoltre, Gli epidemiologi sono d’accordo  che le carni lavorate posso portare a  patologie come diabete, infarto, problemi cardiovascolari, obesità e cancro. “Tra i tumori – si legge ancora sul sito dell’Airc – il rischio aumenta soprattutto per quelli dell’apparato gastro-intestinale, come il cancro al colon-retto e allo stomaco, ma anche per alcuni tumori “ormone-dipendenti” come quello al seno, alla prostata e all’endometrio”.

Quanta carne si può mangiare allora? Il World Cancer Research Fund consiglia di consumare non più di 300 grammi a settimana.