“Impotenti, così ci si sente nell’affrontare una malattia infida e aggressiva come la malaria, nonostante la cordialità e l’impegno costante di medici e infermieri. Impotenti, così ci si sente quando i media ti assediano senza rispettare il tuo dolore”. Parla in questi termini Mazo Zago, padre della piccola Sofia di 4 anni deceduta per malaria il 4 settembre a Brescia, dopo le degenze nei nosocomi di Portogruaro e Trento.

“Purtroppo ammalarsi in Italia non è una sfortuna ma una colpa”. “Impotenti, così ci si sente – ha continuato il 40enne trevigiano nel post – nell’apprendere dai giornali che il corpo di sua figlia è sottosequestro prima e che verrà sottoposto ad autopsia poi, senza essere stati minimamente informati, neanche si trattasse dei beni di un malavitoso”.

Marco Zago si riferisce all’autopsia che è stata disposta dalla magistratura dopo l’inizio delle due indagini sul prematuro decesso della sua piccola.

Ora è tutto in mano Procura di Trento che solo dopo l’esame del medico legale potrà dare il via libera a Brescia per la sepoltura della bambina e dunque per la riconsegna del corpo del piccolo angelo alla sua famiglia.