Milano, il Viminale blocca le registrazioni dei figli delle coppie lgbt, Sala: “Porterò avanti una battaglia politica”

La prefettura ha precisato che se il Comune continuasse il riconoscimento delle nascite di figli da coppie omogenitoriali, verrà richiesto alla Procura di annullarle.

Beppe Sala, Matteo Piantedosi - Foto di Ansa Foto
Beppe Sala, Matteo Piantedosi – Foto di Ansa Foto

Stop alle registrazioni dei figli nati da coppie Lgbt al Comune di Milano. La richiesta al sindaco Beppe Sala arriva dal prefetto di Milano Renato Saccone, su impulso di una circolare del Ministero dell’Interno.

La prefettura ha precisato che se il Comune continuasse il riconoscimento delle nascite di figli da coppie omogenitoriali, verrà richiesto alla Procura di annullarle.

La circolare recepisce la sentenza numero 38162 della Corte di Cassazione di dicembre, che stabilisce che i bimbi nati all’estero con maternità surrogata dovessero essere riconosciuti in Italia come figli di entrambi i genitori con l’adozione in casi particolari, che richiede l’approvazione di un giudice e non con la trascrizione diretta all’anagrafe.

Il sindaco Sala a luglio aveva cominciato a formare certificati anagrafici con due madri usando i suoi poteri di capo dell’ufficio di stato civile. Parlamento e governo infatti, non avevano ancora ancora stabilito leggi sulle famiglie lgbt. La Cassazione ora ha sollecitato i prefetti a comunicare lo stop delle trascrizioni per fare in modo che le stesse regole valgano per tutti.

Intanto a Milano il sindaco Beppe Sala ha incontrato le famiglie arcobaleno spiegando loro questa difficoltà, annunciando che questa sarà la sua battaglia politica col governo.

Sindaco Sala: “È un passo indietro”

Questo a mio parere è un passo indietro evidente dal punto di vista politico e sociale, e mi metto nei panni di quei genitori che a Milano pensavano di poter contare su questa possibilità”, ha dichiarato Sala nel suo podcast Buongiorno Milano. “La registrazione non dipende solo dalla volontà politica. È un atto che ha a che fare, logicamente, con l’apparato amministrativo del Comune. E io, vista anche la presa di posizione della Procura, non posso esporre un funzionario comunale a rischi personali di natura giudiziaria”. 

Mi farò comunque carico di portare avanti politicamente questa battaglia delle coppie dello stesso sesso e dei loro figli”. Ma, spiega il primo cittadino di Milano, “dovrebbe essere il legislatore a consentire con legge, come avviene in altri Paesi anche europei, ad esempio, in Spagna e Danimarca, la registrazione del figlio di coppia dello stesso sesso a prescindere dal più oneroso e ad oggi davvero travagliato procedimenti dell’adozione in casi particolari”.