Capaci bis: la Cassazione conferma i quattro ergastoli

La Suprema Corte ha confermato le condanne a carico di Salvatore Madonia, Lorenzo Tinnirello, Giorgio Pizzo e Cosimo Lo Nigro e l'assoluzione di Vittorio Tutino. 

Cassazione Strage di Capaci - Foto di Ansa Foto
Cassazione Strage di Capaci – Foto di Ansa Foto

La Cassazione ha confermato le quattro condanne all’ergastolo emesse nel processo bis per la strage di Capaci, a carico di Salvatore Madonia, Lorenzo Tinnirello, Giorgio Pizzo e Cosimo Lo Nigro. La Suprema Corte ha confermato anche l’assoluzione di Vittorio Tutino.

Il verdetto è stato emesso dai giudici della II sezione penale, presieduta da Geppino Rago. I quattro erano accusati di aver preso parte alla fase organizzativa dell’attentato a Giovanni Falcone e di aver reperito l’esplosivo. Alla fine è stata convalidata la sentenza emessa dalla Corte di Assiste di Appello di Caltanissetta il 21 luglio 2020.

Gli imputati al processo Capaci bis, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbero svolto un ruolo fondamentale per l’organizzazione dell’attentato, che il 23 maggio 1992 costò la vita al giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta.

Anche in primo grado, nel 2016, quattro dei cinque imputati furono condannati all’ergastolo, mentre Tufino fu assolto per non aver commesso il fatto. Secondo l’accusa, il boss mafioso Salvatore Madonia, alias Salvo, fu uno dei mandanti della strage di Capaci, mentre gli altri hanno ricoperto un ruolo esecutivo, in particolare nel reperimento dell’esplosivo utilizzato.

Il commento di Antonio Balsamo

La conferma della sentenza emessa dalla Corte di Assise di Caltanissetta sulla strage di Capaci è un contributo importante per l’accertamento della verità su uno dei fatti più gravi della storia italiana”. Così, all’Adnkronos il presidente del Tribunale di Palermo Antonio Balsamo, che era stato presidente della Corte di Assise che presiedeva il processo di primo grado del Capaci bis. La sentenza era stata confermata sia in Appello sia ieri sera, martedì 14 giugno, dalla Cassazione.

La sentenza peraltro segnala la completa possibilità che dietro questo drammatico evento ci sia un convergenza di interessi tra Cosa Nostra e centri di potere esterni – aggiunge Balsamo – Questa conclusione viene raggiunta essenzialmente sulla base di due elementi: le dichiarazioni di Antonio Giuffrè a proposito dei sondaggi preventivi che sarebbero stati effettuati da Cosa Nostra presso ambienti politici ed economici prima di dare avvio alla strategia stragista e la decisione di salvare Riina che il 4 marzo 1992 comunicò a Vincenzo Sinacori che bisognava porre termine alla missione romana, perché c’erano cose più importanti che sarebbero state realizzate in Sicilia”.