Sono tre i morti e due i dispersi dopo l’affondamento del rimorchiatore Franco P. al largo di Bari. L’imbarcazione, partita dal porto di Ancona, era diretta in Albania. Dove non è mai approdata, a causa dell’incidente avvenuto in acque internazionali, a circa 50 miglia dalla costa pugliese. Unico superstite, al momento, è il comandante del rimorchiatore, ricoverato in stato di shock all’ospedale di Bari. Le ricerche dei dispersi si protraggono da 36 ore e proseguono tutt’ora.

Sui due ancora dispersi la Guardia Costiera di Bari, con il supporto di unità aeree e motovedette di altre forze militari e delle autorità croate, ha esteso l’area di ricerca spingendosi più a sud. Le cause dell’affondamento dovranno essere accertate dalle indagini coordinate dal procuratore Roberto Rossi con la sostituta Luisiana Di Vittorio. Saranno utili le dichiarazioni del comandante, quando sarà ascoltato, e quelle degli 11 marinai a bordo del motopontone che era agganciato al rimorchiatore al momento dell’affondamento e dal quale è stato lanciato l’allarme.

Il motopontone e gli 11 membri dell’equipaggio sono sbarcati questa mattina al porto di Bari intorno alle ore 10. I marinari del pontone sono gli unici testimoni oculari del naufragio, che appena sbarcati saranno ascoltati negli uffici della Capitaneria di Porto di Bari su delega della Procura di Bari che sulla vicenda ha aperto un fascicolo per naufragio e omicidio colposo plurimo. Intanto, al porto di Ancona, i marinai e gli addetti ai rimorchiatori sulla banchina 3 del Molo Rizzo hanno proclamato 4 ore di sciopero in attesa di capire come sono andati i fatti al largo della costa Adriatica. Cgil, Cisl e Uil Trasporti hanno rilasciato un comunicato congiunto chiedendo chiarezza sui fatti.