Sanità, l’appello dei chirurghi italiani a Draghi e Speranza: “Non si muore solo di Covid”

“Mentre le nuove direttive prevedono un potenziamento degli investimenti nella medicina del territorio e nella prevenzione e terapia del Covid-19, il sistema ospedaliero rimane sostanzialmente inalterato”.

(Pixabay)

Mentre le nuove direttive prevedono un potenziamento degli investimenti nella medicina del territorio e nella prevenzione e terapia del Covid-19, il sistema ospedaliero rimane sostanzialmente inalterato senza poter rispondere adeguatamente alle esigenze della popolazione”. Questa la denuncia del Collegio Italiano dei Chirurghi che in rappresentanza di circa 50mila chirurghi italiani ha inviato una lettera aperta al premier Mario Draghi e al ministro della Salute Roberto Speranza.

LEGGI ANCHE: Pillola anti-Covid, Pfizer: “riduce ricoveri e decessi di quasi il 90%”

Con un’unica voce, malati e medici chirurghi vi chiedono di ascoltare le richieste di chi soffre e di chi opera per rilanciare l’ospedale come centro di cura: non si muore solo di Covid”, si legge nella lettera a firma di Diego Foschi, presidente del Collegio Italiano dei Chirurghi.

I dati di Agenas: nel 2020, a causa del Covid, ci sono stati 1,7 ricoveri in meno

A fare da eco alla richiesta dei medici, ci sono i dati del Programma Nazionale Esiti 2021, relativo ai dati del 2020, sviluppato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) in collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità. Secondo questo studio, la pandemia Covid-19 ha avuto un forte impatto sui servizi ospedalieri, con una riduzione complessiva delle ospedalizzazioni pari a 1 milioni e 700mila ricoveri in meno rispetto al 2019. Questa riduzione è riferita in misura minore ai ricoveri urgenti, al -13%. L’impatto più forte riguarda i ricoveri ordinari programmati e i day-hospital, che hanno registrato una diminuzione di circa un quarto.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: Natale: il Governo valuta l’obbligo delle mascherine all’aperto in tutta Italia

Le disposizioni emesse o in corso di imminente emissione in merito alla riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, prescindendo da quelle indirizzate a contrastare l’attuale pandemia da Covid-19, hanno destato negli operatori sanitari – ed in particolare nei chirurghi italiani di ogni grado e specializzazione – grande sconcerto e preoccupazione”, Si legge nella lettera indirizzata a Draghi e Speranza.

Le misure adottate e quelle progettate sono focalizzate a potenziale la medicina sul territorio, troppo a lungo trascurata; appaiono perciò benemerite nel dare cura alle persone cronicamente malate ai loro domicili o in prossimità. Ma le stesse rischiano di essere inadeguate ove si voglia considerare che il sistema delle cure ospedaliere – già gravemente provato – è andato in crisi e oggi non riusciamo a dare una risposta valida a chi si rivolge a noi per una malattia in fase acuta”.

LEGGI ANCHE: Quirinale, Trancassini (FDI) a iNews24: “Un Presidente patriota per noi è il requisito minimo”

E ancora, nella lettera a firma di Foschi, i chirurghi fanno riferimento agli investimenti del PNRR: “Il sistema ospedaliero, in particolare la chirurgia, è bisognoso di attenzione e di cure. Nei prossimi anni, al netto degli investimenti del PNRR sulla cronicità e dei consistenti impegni di spesa per la prevenzione e la terapia della patologia Covid-19, lo stanziamento del Fondo sanitario nazionale rispetto al PIL 2019 andrà addirittura a diminuire, creando i presupposti per un ulteriore aggravamento della situazione. Già ora le unità chirurgiche italiane non sono in grado di svolgere la normale routine oncologica e non; le procedure chirurgiche inevase sono numerosissime e pensiamo che con le nuove direttive i tempi d’attesa aumenteranno e creeranno ulteriori disservizi alla popolazione”.