Paglia (Si) a iNews24: “La caduta di Salvini era uno degli obiettivi del governo Draghi”

Il vicesegretario di Sinistra Italiana, Giovanni Paglia, attacca il leader del Carroccio per le dichiarazioni sul caso Morisi: “Un’insopportabile discrasia tra linea politica, dichiarazioni pubbliche e comportamenti privati”. Nessun dubbio sulla crisi della Lega e sullo strappo di Salvini con l’ala più governista: “Nel Carroccio erano in molti seduti sulla riva del fiume in attesa del passaggio del Capitano”

Giovanni Paglia, foto da Facebook

Il caso Morisi e gli strascichi delle polemiche dovute alle dichiarazioni di Salvini stanno tenendo banco nel dibattito pubblico degli ultimi giorni, lei cosa ne pensa a riguardo?

“La prima cosa che mi colpisce è che in Italia, ancora una volta, si conferma il fatto che le questioni che attengono alla sfera privata, quando riguardano persone normali diventano immediatamente un caso per la gogna pubblica, quando invece capita ad un potente, possibilmente con legami politici, ecco che immediatamente si invoca il diritto all’oblio e alla privacy. Questo non è accettabile e anzi, penso che il caso Morisi sia un fatto politico proprio perché evidenzia la contraddizione di questa insopportabile discrasia tra la linea politica, le dichiarazioni pubbliche e i comportamenti privati”

A colpire Salvini ci ha pensato anche il fuoco amico, in particolare Giorgetti con le sue dichiarazioni su Draghi al Quirinale e il suo endorsment a Calenda nelle amministrative romane. Alla luce di ciò, siamo sicuri che la linea maggioritaria nella Lega sia effettivamente ancora quella di Salvini?

“Già a suo tempo sostenni che quando nacque il governo Draghi gli obiettivi reali dell’esecutivo erano sostanzialmente due: completare la normalizzazione del M5s e trasformare di nuovo la Lega in un soggetto politico affidabile per i poteri forti di questo Paese, laddove per affidabile intendo ripulito dagli eccessi del quinquennio trumpiano e sovranista di Salvini. Si può dire che la caduta di Salvini era uno degli obiettivi politici della nascita del governo Draghi

Una sponda evidentemente l’hanno trovata proprio all’interno dello stesso Carroccio.

“Certo, d’altronde che nella Lega ci fosse una parte consistente del partito, a cui ascriverei anche Giorgetti, che stava seduta sulla riva del fiume in attesa del passaggio del ’capitano’, questo era ormai evidente a chiunque avesse gli occhi per guardare”

Il sovranismo italiano, tra Lega e Fratelli d’Italia

Caso Gregoretti Salvini
Meloni e Salvini (Getty Images)

Si può dire in qualche modo che l’esperienza sovranista e nazionalista della Lega si sta esaurendo?

“Credo di sì, anche perché in realtà la constituency della Lega continua ad essere quella del nord, mentre la discesa al sud è stata frenata dall’avanzata di Giorgia Meloni. Non escludo però che il fatto stesso di aver aperto al nazionalismo rischia di avere pesanti contraccolpi per la Lega, persino sul suo elettorato storico. Ecco perché da questo punto di vista quella di Salvini è stata un’operazione fallimentare. Il nazionalismo sovranista in Italia non è finito, ma rimarrà sempre di più un elemento legato a Giorgia Meloni, che non a caso è destinata ad assumere un ruolo via via sempre più marginale nella scena politica italiana, magari ricca di voti, però sicuramente isolata dal punto di vista politico”

Anche questo è merito di Draghi?

“Se per qualcuno la normalizzazione e la restaurazione degli equilibri sociali e politici in Italia è un merito, allora sì… ma io che non sogno un rispristino di antichi equilibri, e che anzi ne auspico la rottura da sinistra, non riconosco particolari meriti a Draghi se non quello di avere evitato al momento che si potesse consolidare una rottura da destra”

Nella spaccatura del Carroccio quanto hanno influito anche le differenti prese di posizione su Green pass e vaccini?

“Moltissimo, credo che quello sia stato un errore marchiano che delinea una totale assenza di lucidità della destra italiana nel suo complesso e della Lega in particolar modo. Non si può essere un partito popolare schierandosi con i no-vax, e quindi con una minoranza contraria all’interesse generale su una questione importante come la salute pubblica”

La riforma del catasto e le politiche redistributive

covid draghi
Il premier Draghi (screenshot YouTube)

Cambiando argomento, c’è un altro argomento che sta accendendo lo scontro politico, quello sulla Riforma del catasto. Draghi ha dato il suo assenso alla riforma, ma ha anche aggiunto che nessuno pagherà di più; al contempo il centrodestra promette battaglia per non avere nuove tasse, mentre Fdi dice che è passata la linea della sinistra.

“Per noi che proponiamo una riforma patrimoniale che si concentri sulle grandi ricchezze e arrivi ad un’imposta patrimoniale unica e progressiva, la riforma del catasto è certamente un passo fondamentale, proprio perché serve a fotografare i reali equilibri patrimoniali di questo Paese. Chi è contrario a questa riforma lo è perché sa che sta difendendo gli interessi dei più forti, dei palazzinari, degli enti ecclesiastici e dei grandi proprietari”

Si respira un clima positivo per la previsione di crescita del 6% però, come lei ha dichiarato ultimamente, sulle politiche di redistribuzione il governo è fermo. Su questo punto potrà mai esserci un cambio di rotta da qui alla fine della legislatura?

“Assolutamente no. Qui il problema non è l’equilibrio politico del governo, ma è Draghi e gli interessi economici e sociali che lo sostengono e che l’hanno voluto dove sta ora. In questo caso quindi, il tappo è direttamente in cima alla bottiglia, e non è quindi solo una questione di differenza di vedute tra la Lega e il Partito Democratico. Mi dispiace, ma questo governo e questo tipo di maggioranza non può fare e non farà mai interventi di redistribuzione, almeno non all’altezza di quello che servirebbe. Il paradosso sta nel fatto che con il Paese che cresce del 6% e con l’arrivo dei soldi del Pnrr, questo sarebbe esattamente il momento giusto per fare riforme strutturali che possano restituire diritti, potere d’acquisto e garanzie per il futuro a chi da quarant’anni sta pagando una crisi dopo l’altra, ma per farlo ci vorrebbe un governo di sinistra”