Variante Delta plus, Galli a iNews24: “Se non fa perdere l’olfatto è più difficile da identificare”

Massimo Galli, direttore della Clinica Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano, interviene ai microfoni di iNews24 sulla variante Delta plus: “Per quel poco che sappiamo, potrebbe avere una maggiore capacità diffusiva”, ma “a differenza dell'anno scorso, abbiamo tanti vaccinati e non dovremmo tornare a una condizione di pericolo".

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Massimo Galli, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, interviene ai microfoni di iNews24 sulla variante Delta plus: “Per quel poco che sappiamo, potrebbe avere una maggiore capacità diffusiva”, ma “a differenza dell’anno scorso, abbiamo tanti vaccinati e non dovremmo tornare a una condizione di pericolo”.

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Professore, è arrivata un’altra variante del virus Sars-Cov-2, la Delta plus. C’è da allarmarsi?
Sono allarmato da sempre e non ho mai smesso. Il virus evolve e dobbiamo essere in condizioni di seguirne le evoluzioni, riconoscerle rapidamente e possibilmente contenerle. La condizione è la stessa di un anno fa, con la differenza che ora abbiamo tanti vaccinati e non dovremmo tornare a una condizione epidemica pericolosa”;

In cosa differisce dalla Delta?
Per quel poco che adesso si può conoscere, potrebbe avere una maggiore capacità di diffusione. L’esperienza sulla Delta plus è assai limitata”;

È più pericolosa? Quali sono i sintomi?
Non abbiamo molti dati che dicono che abbia un impatto clinico peggiore dell’altra. La sua capacità di diffusione superiore dà al virus una chance in più di circolare e continuare ad incombere. Se fosse vero che non causa la perdita dell’olfatto, non sarebbe un buon segno. Diventerebbe infatti, più difficile identificare il virus. Ma è tutto da verificare. Su questo campo si rischia di parlare un po’ in anticipo”;

covid Galli
Covid, le parole del virologo Massimo Galli (Foto: Facebook)

I vaccini sono efficaci sulla variante Delta plus?
Non dovremmo avere sorprese negative. I vaccini dovrebbero riuscire anche sulla variante Delta plus, a evitare terapie intensive e morte”;

Come fare a contrastare un’eventuale ondata?
I vaccini costituiscono una barriera fondamentale per limitare le conseguenze più pesanti. È importante isolare i focolai e anche ricordare che il problema non è risolto e si deve convivere con questo virus con molta prudenza. Le riaperture dei locali in particolare, vanno fatte con debite cautele e indicazioni tecniche. Altra cosa fondamentale è portare sempre le mascherine con sé, nell’eventualità di trovarsi sia al chiuso che all’aperto, in situazioni affollate. Questo vale sia per le persone non vaccinate, sia per chi è vaccinato ed è un soggetto fragile o anziano”;

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Secondo lei riaprire le discoteche è una scelta razionale?
Le persone ballano lo stesso per strada e nelle abitazioni, magari anche incoscientemente. Riaprire le discoteche significa far ripartire un settore produttivo che possiamo considerare importante. Ma bisogna andare a ballare se vaccinati o dopo essere risultati negativi al tampone”;

I giovani sono veicolo di contagio?
Assolutamente sì, sono il maggior veicolo, anche perché sono la fascia, al momento, meno vaccinata. E anche perché le varianti sfuggono un po’ alle vaccinazioni in termini di infezione pura e semplice. Cioè, non abbiamo la certezza che siano efficaci al cento per cento, anche se proteggono dalla malattia grave”;

Da un’indagine di Cittadinanzattiva che si chiama Ora parliamo noi, condotta su ragazzi dai 14 ai 19 anni, è emerso che la pandemia non è stata facile da affrontare per loro, a livello psicologico. Tra i disagi registrati, iperconnessione, disturbi del sonno, sbalzi d’umore, solitudine, autolesionismo e aggressività verso gli altri…
Questo è sempre stato un fatto preoccupante. Ma bisognerebbe anche vedere questo tipo di indagini, in generale, che riferimenti abbiano con il pre-pandemia. In questo anno e mezzo probabilmente si sono accentuate alcune attenzioni che in precedenza non erano così marcate. Credo che il problema del disagio giovanile esista in generale, ma che sia stato accentuato dalla pandemia. Sarebbe bene riferirsi a uno studio generale e complessivo, per non rischiare di focalizzarsi troppo su un aspetto, rispetto al quale comunque ci si augura di poter fare un passo in avanti con il ripristino delle condizioni di vita e relazioni sociali pre-pandemia”;

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L’Ema ha dato un parere positivo per l’anticorpo monoclonale di GSK e Vir Biotechnology. Non è ancora stato autorizzato per il commercio, ma potrebbe essere utilizzata in via sperimentale. Cosa ne pensa?
Sono uno strumento terapeutico in più e servono quasi esclusivamente come presidio molto precoce su persone che rischiano un’evoluzione rapida e negativa della malattia. Ma se non usati presto, non servono a granché. Questo implica molte difficoltà a livello organizzativo e gestionale. Mi domando quanto gli anticorpi monoclonali possano avere un futuro anche per l’immunizzazione passiva di chi non risponde ai vaccini, soprattutto nel caso degli immunodepressi”.

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