Coronavirus, Galli: “Ripensare la quarantena e introdurre test rapidi”

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Il primario infettivologo Massimo Galli ha rilasciato un’intervista a SkyTG24, in cui ha chiesto al governo di introdurre dei test rapidi per l’identificazione dei positivi al coronavirus. 

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Massimo Galli, primario infettivologo dell’Ospedale Sacco di MIlano è stato intervistato da “Buongiorno”, una trasmissione in onda su SkyTg24, sullo stato attuale della pandemia di coronavirus in Italia. Il medico si è lamentato del fatto che ci vuole ancora troppo tempo per ottenere la risposta a un test sierologico. E mettere preventivamente le persone in quarantena per quattordici giorni non può rappresentare la soluzione a questo problema.

Considerazioni che sono arrivate incalzato dai giornalisti sul caso del bambino di Nembro, sospettato di essere positivo al coronavirus, ma che attende da oltre sei giorni di poter eseguire un tampone. Una situazione che ha inoltre costretto i genitori, in attesa di poter conoscere i risultati, di non potersi recare a lavoro in quanto posti al protocollo di isolamento domiciliario previsto dal governo in queste situazioni. 

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Coronavirus, Galli su ipotesi riduzione quarantena

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Per quanto riguarda l’ipotesi, sulla quale si era già espressa il Ministro alla Salute Roberto Speranza, di ridurre il numero dei giorni effettivi di quarantena, Galli ha affermato che “di fronte a una malattia in cui più di un terzo delle persone infette rimane asintomatico, non ha senso continuare con l’indicazione dell’Oms, più politica che scientifica, dei 14 giorni, perché sono il tempo di incubazione massimo. Chi non ha sintomi viene dato per non infettato. Questo è stato detto tenendo conto dei numerosissimi Paesi al mondo che non erano in grado di fare test, ma spero che oggi l’Italia non rientri in questa categoria”.

Coronavirus, Galli: ” Test rapidi si usano in tutto il mondo”

Nel giudizio del primario, sarebbe più efficiente come misura quella invece di pensare di gestire l’isolamento in modo diverso da quanto fatto sino ad adesso. E  inserire dei test rapidi, nonostante possano essere soggetti ad errore, in quanto “i test rapidi antigenici sono gravati da qualche problema di sensibilità, ma ciò vale anche per i tamponi. Si è cominciato a usarli un po’ ovunque, credo bisognerebbe avere il coraggio di prendere in mano la situazione. Questo però significa avere anche delle presenze all’interno delle scuole e un potenziamento importante della medicina territoriale, in grado di fare e leggere rapidamente questi tamponi”.

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