Taglio dei parlamentari, Zingaretti conferma il voto favorevole del Pd

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Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico, conferma il voto favorevole al referendum sul taglio dei parlamentari a settembre.

nicola zingaretti
Fonte: Facebook

Il leader dei Dem si trova alla Festa dell’Università di Bologna, dove cerca di convincere la base elettorale a convergere sulla storica battaglia del Movimento 5 Stelle. Secondo il presidente della Regione Lazio, la pulsione contro l’anti-politica è un tratto caratteristico del Pd, ma intende utilizzarla per dare la giusta direzione al processo riformatore.

Il Partito Democratico ha imposto una condizione al voto favorevole al referendum sul taglio dei parlamentari. Si tratta della legge elettorale che andrà presto in discussione alla Camera e al Senato. Il segretario ricorda che l’accordo di governo con i 5 Stelle prevedeva esplicitamente l’impegno per il taglio dei parlamentari: “i patti vanno rispettati” chiosa Zingaretti.

Nessuna polemica tra Nicola Zingaretti e Matteo Renzi, che vuole un impegno pressante sulla legge elettorale. Secondo il segretario Dem, il merito di aver messo sul tavolo una discussione generale sulle riforme spetta al Partito Democratico. Il presidente della Regione Lazio ricorda i temi al centro di questo dibattito: scuola, lavoro e sanità pubblica.

Zingaretti sottolinea anche la necessità di rendere operativo al più presto il cosiddetto Recovery Fund. Gli aiuti europei previsti per i paesi più colpiti dal Coronavirus, tra cui l’Italia, dovrebbero arrivare solo l’anno prossimo. Ma il leader Dem ricorda che se ci fossero stati al governo i sovranisti anti-europei, il nostro Paese non avrebbe questi 220 miliardi a disposizione per riportare in attivo l’economia.

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Il referendum sul taglio dei parlamentari: perché?

Il referendum sul taglio dei parlamentari si terrà domenica 20 e lunedì 21 settembre, si tratta di un referendum costituzionale per confermare la riduzione dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200).

Il testo della legge è stato portato in Parlamento dal Movimento 5 Stelle, ma non è stato votato dalla maggioranza dei due terzi dei parlamentari.

Sono stati 71 senatori a chiedere che venisse chiamato un referendum confermativo, così come previsto dalla Costituzione.

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