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23 Maggio, giornata mondiale della legalità: 28 anni dopo la Strage di Capaci, Maria Falcone celebra il ricordo di suo fratello Giovanni insieme a noi di iNews24

Strage di Capaci
(Screenshot YouTube)

Era il 23 Maggio 1992, 28 anni fa, quando Giovanni Falcone e tre uomini della sua scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro furono assassinati da un attentato mafioso. Quell’evento che segnò tutta Italia fu contrassegnato come “Strage di Capaci” perché gli attentatori fecero esplodere un tratto d’autostrada A29, proprio quello sulla città di Capaci, in provincia di Palermo.

Altri 23 furono i feriti di quell’attentato di Cosa Nostra al magistrato Giovanni Falcone. La sorella, Maria Falcone, ha lasciato il suo ricordo alla redazione di iNews24.

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Giornata mondiale della legalità, la Strage di Capaci

Dopo quasi 30 anni dalla strage di Capaci, sicuramente ancora non abbiamo sconfitto il fenomeno mafioso, però tanta strada è stata fatta: ci racconterebbe tre episodi che ci permettano di apprezzare che la mafia sta effettivamente arretrando?

“Tanti anni che ci separano dalla Strage di Capaci sono serviti a fare una lotta seria nei confronti della Mafia. Nei primi anni, in particolare, ma tutti i magistrati e le forze dell’ordine si sono impegnati per combattere il fenomeno. Qualche distrazione ancora c’è in politica, ma siamo andati molto avanti: alcuni latitanti sono in carcere, altri sono morti”.

L’importanza della lotta alla legalità sin da piccoli: “Abbiamo lavorato molto con i giovani, per creare un baluardo nei confronti con la Mafia. Giovanni sosteneva che la società avrebbe vinto con un ricambio generazionale, sarebbero dovuti essere i giovani a prendere il testimone e combattere questa lotta, una lotta anche culturale”.

“Non possiamo dire di aver vinto – dice Maria Falcone – specialmente in un periodo di crisi come questo”. L’avvertimento: “La Mafia approfitta di momenti difficili per riuscire ad insinuarsi all’interno della società”.

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Il ricordo di Giovanni Falcone

Giovanni Falcone
(Screenshot YouTube)

L’Italia ha perso un faro nella lotta alla Mafia, lei ha perso suo fratello, probabilmente il suo migliore amico e più caro confidente. Ci racconta le sensazioni, anche contrastanti, che ha vissuto?

“Sono sempre stata in contrasto dall’essere sorella e cittadina italiana. Come cittadina italiana non potevo non portare avanti le battaglie di Giovanni ed ho provato a farlo attraverso la fondazione. Come sorella avrei voluto piangere in silenzio”.

Con estrema forza e determinazione: “L’eredità che ci ha lasciato Giovanni necessitava di essere divulgata, non potevo fermarmi. Dovevo portare avanti tutto ciò che ha fatto, esattamente come avrebbe voluto lui”.

Stefano e Giovanni morti nell’omertà, la figura della sorella che emerge

Cucchi-Falcone

L’organizzazione mafiosa, quanto a omertà, ricorda un po’ l’ambiente delle forze armate in cui Stefano Cucchi è stato ucciso ben due volte (la seconda, nelle aule di giustizia). In quanto sorella di una vittima che, impassibile ha soltanto potuto prendere atto di ciò che le era stato tolto, come reputa la figura di Ilaria?

“Indubbiamente Stefano e Giovanni sono due figure diverse. Io avevo la necessità, non solo di chiedere giustizia, ma anche di portare avanti le sue idee. Ilaria ha fatto bene a battersi per avere giustizia, noi sorelle lo vogliamo nei confronti dei nostri fratelli”.

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Giornata mondiale della legalità, come si fa ad avere fiducia nelle istituzioni?

Giornata mondiale della legalità, la Strage di Capaci
(Getty Images)

Un ordinamento statuale che non è in grado di proteggere la propria magistratura è uno Stato che ha fallito sotto diversi punti di vista: umano, reputazionale, ideologico. Come si riacquista fiducia nelle istituzioni e, perché no, anche nei consociati in generale?

“Nei confronti di Giovanni ci sono stati momenti di grande attenzione durante la sua attività ed altri di calo. Sicuramente la Strage di Capaci era difficilmente prevedibile per come è stata organizzata. Se ci fosse stata una macchina civetta, un aereo che facesse una bonifica prima di passare… ma secondo me dovevano cambiare modalità”.

Quale potrebbe essere questa modalità? “Non basta fare la scorta ai magistrati. Bisogna tutelarli prendendo quella persona e mettendolo in un taxi, in un’utilitaria, piuttosto che farlo passare con una serie di auto: è palese ci sia qualcuno dentro”.

Scarcerazione dei boss causa Covid-19

Sfiducia Bonafede
(photo Gettyimages)

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Cosa pensa della questione della detenzione domiciliare per i mafiosi a causa della emergenza Covid?

“Il nostro sistema è garantista, deve esserlo. Il carcere duro per i mafiosi è necessario, sappiamo tutti che il boss che continua a comunicare con l’esterno, continua a comandare. Il 41-bis non è una forma di giustizialismo, ma una necessità giudiziaria per isolare il boss. Averli mandati fuori è l’errore più grosso che si potesse fare, stiamo tornando indietro a quanto pare“.

A CURA DI VALERIA CARDILLO

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