Coronavirus: lo smart working rimarrà anche dopo l’emergenza

Coronavirus: una delle novità apportate, dal punto di vista lavorativo, è stata la messa in atto dello “smart working”, anche da parte di aziende che non lo avevano mai preso in considerazione. È uno degli aspetti che rimarrà stabile, al di là della pandemia.

Smart Working
Smart Working (photo Gettyimages)

Cosa è cambiato nelle abitudini dei lavoratori, italiani e non, con l’arrivo di questa emergenza? Sicuramente il modo di lavorare. Molti hanno dovuto chiudere temporaneamente la propria attività, altri l’hanno tenuta aperta, ma con drastici cambiamenti organizzativi. Molti lavoratori dipendenti hanno invece avuto la possibilità di lavorare in modalità “smart”, ovvero dalla scrivania di casa, da remoto.

Secondo quanto riportato da Repubblica, questa abitudine lavorativa andrà al di là dell’emergenza dovuta alla pandemia, dal momento che, sia nel settore pubblico che privato, in futuro, almeno una postazione su tre sarà ricoperta da postazioni remote. Dunque, almeno il 30% lavorerà in “smart working”.

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Lo smart working rimarrà anche dopo il Coronavirus

Smart Working (Pixabay)

D’altronde, come leggiamo dalla fonte, le indicazioni per la cosiddetta “fase 2”, almeno da questo punto di vista, sono pressoché identiche: “Chi può, lavori da casa”. Il rischio, chiaramente, è quello di un sovraccarico dei mezzi pubblici o, ad ogni modo, l’accumulo di molte persone negli uffici e nelle fabbriche. Chi ha la possibilità, lavorerà in modalità remota. Questo aspetto sta entrando pian piano nella mentalità di molti datori di lavoro, anche nel settore privato, con il risultato che anche dopo la situazione attuale, le cose non torneranno come prima. Anche quando l’emergenza sarà terminata, l’obiettivo della Pubblica Amministrazione sarà quello di adoperare la modalità “smart” per almeno il 30% dei dipendenti.

Qual era la situazione pre-Coronavirus? Uno studio di Manageritalia, riportato da Repubblica, si è occupato principalmente del settore terziario. Prima della situazione di emergenza, il 72% delle imprese non prendeva in considerazione lo “smart working” o, comunque, lo prevedeva per pochi, pochissimi dipendenti. Durante la situazione emergenziale, al contrario, solo il 14% non ha adottato questa modalità. C’è poi un aspetto importante che incoraggia la prosecuzione del lavoro da casa: la produttività. Secondo lo studio riportato da Repubblica, per il 51,1%, la produttività è rimasta pressoché uguale, se non, addirittura, aumentata.

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F.A.