Coronavirus, italiani all’estero: “Lockdown anche in Australia, ho ridotto del 95% il personale”

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Sydney (da Pixabay)

Con 4.203 casi di positività, 17 decessi e 244 guariti, l’Australia è al momento uno dei paesi meno colpiti dall’emergenza Covid-19. Il premier Scott Morrison, in ogni caso, ha annunciato che il governo stanzierà nei prossimi 6 mesi la bellezza di 130 miliardi di dollari australiani (poco più di 71 miliardi di euro) con l’obiettivo di fornire “mezzi di sussistenza” a circa sei milioni di abitanti. Per fare ulteriore chiarezza in tal senso, abbiamo deciso di fare due chiacchiere con Otello, nostro concittadino che vive da quasi 6 anni a Brisbane, capitale del Queensland.

Coronavirus, la situazione in Australia

South Bank, Brisbane (da Pixabay)

Da quanto tempo vivi in Australia? Di cosa ti occupi? 

Mi sono trasferito qui con mia moglie e con i miei 2 figli nel 2014 per cambiare completamente vita. Abbiamo fatto un lungo percorso e, dopo una estenuante odissea, abbiamo ottenuto a febbraio 2019 il visto di residenza permanente. A quel punto, io e mia moglie abbiamo finalmente realizzato il sogno di una vita, ovvero quello di avviare un ristorante tutto nostro, e oggi sono il titolare del ‘Radici Pasta House‘. L’intento è quello di mantenere vive le nostre radici culturali e culinarie trasferendole, però, in un contesto nuovo nuovo ed originale come lo ‘chef’s table’. Si tratta di un bancone intorno al quale vengono preparati e serviti direttamente i piatti di pasta fresca e non solo. In pochissimi mesi abbiamo raggiunto un grande successo, sia come pubblico che in termini di rating su Tripadvisor, e questo grazie ai miei 5 dipendenti, allo chef e ai camerieri. Evito di dilungarmi troppo, ma oggi sono fiero di me: io e la mia famiglia ce l’abbiamo fatta dopo tantissime fatiche“.

Come state vivendo l’emergenza Coronavirus in Australia: quali misure sono state adottate?

Dall’inizio di marzo abbiamo assistito ad una crescita esponenziale dell’emergenza e da semplici spettatori degli eventi mondiali ci siamo ritrovati a vivere tutti noi in prima persona questo grande problema. L’Australia ha immediatamente chiuso i border (confini) alla Cina e gradualmente ha cominciato a prendere atto di questa situazione. E’ stata una presa di posizione lenta e graduale dal momento che abbiamo stati federali indipendenti tra di loro che si sono mossi con velocità diverse a seconda delle specifiche problematiche. Le zone più colpite sono Sydney (New South Wales), Melbourne (Victoria) e Western Australia, dove il primo ministro ha attivato le azioni di welfare per le famiglie più bisognose e scelto un lockdown quasi completo. Qui in Gold Coast, invece, si può girare tranquillamente per strada e le attività di ristorazione sono state lasciate aperte solo per il take away. L’emergenza ha avuto un impatto tremendo a livello economico. Io, ad esempio, ho ridotto del 95% il personale e il take away e il food delivery hanno prodotto fin qui scarsi risultati. La gente ha paura, anche in un paese come questo che non è abituato alle emergenze”. 

Coronavirus, il racconto di Otello

La gente sta rispettando le prescrizioni di isolamento e distanziamento sociale? 

Certo, i cittadini australiani stanno rispettando le misure restrittive e si sono autoisolati. Le strade sono quasi deserte. Da domenica è scattata la quarantena obbligatoria per gli australiani che rientrano nel paese, che sono gli unici autorizzati ad entrare adesso in Australia. Funziona in questo modo: l’australiano arriva in aeroporto e viene immediatamente trasferito in degli hotel che sono stati predisposti per la quarantena, proprio come in Cina. Qui avvengono controlli 3 volte al giorno e le persone ricevono 3 pasti al giorno, tutto a spese del governo“.

Che idea si sono fatti gli australiani su come l’Italia sta affrontando l’emergenza e sulle misure restrittive adottate?

Gli australiani sono molto dispiaciuti perché amano l’Italia, forse più degli italiani stessi. Qui adorano il nostro paese sia dal punto di vista culturale che culinario: il successo del mio locale è dato proprio dal fatto che sono italiano. Gli italiani all’estero sono benvoluti e valgono di più all’estero che entro i propri confini nazionali. Le misure adottate dal Governo hanno riscosso un grande successo qui, anche se non c’è una grandissima attenzione verso la politica estera, se non verso quella del Regno Unito. In generale, noto tra la gente un senso di dispiacere per quello che sta accadendo in Italia e non ho mai sentito critiche alla gestione e alla politica italiana“.

Coronavirus: niente critiche, ma solo collaborazione

Tu, invece, che idea ti sei fatto della situazione italiana? 

Partiamo da un presupposto: sono sempre stato critico verso le istituzioni italiane e il mio trasferimento in Australia ne è la dimostrazione. In questo caso, però, parliamo di un’emergenza senza precedenti che ha colto di sorpresa tutti. Non vorrei trovarmi assolutamente nei panni di chi prende decisioni in una fase cruciale come questa. La risposta dei cittadini italiani, almeno inizialmente, è stata un po’ superficiale, quasi alla ‘volemose bene’. Di natura noi italiani rispettiamo poco le regole, almeno nella fase iniziale. Successivamente recepiamo il messaggio e siamo anche più bravi degli altri, ma solo dopo. Non amiamo molto essere inquadrati, ma in un momento delicatissimo come questo non voglio assolutamente puntare il dito contro qualcuno. Sarebbe fin troppo facile per me che ho lasciato la mia terra proprio per questi motivi. Ora niente critiche, bisogna solo darsi forza e collaborare“.

a cura di Giacomo Auriemma 

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Aeroporto di Perth ©Getty Images

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