Coronavirus, cartello in un bar di Roma: “I cinesi qui non possono entrare”

Coronavirus, bar di Roma vieta ingresso ai cinesi. “Per le disposizioni internazionali di sicurezza, qui non potete entrare”, recita il messaggio in cinese e inglese. 

Coronavirus, a Roma spunta un cartello che vieta l’ingresso in un bar ai cinesi. L’avviso riguarda un locale in via del Lavoratore, ovvero davanti alla Fontana di Trevi. Uno dei cuori pulsanti della Capitale e piena di turisti in ogni singolo momento della giornata.

Maschere Coronavirus
Coronavirus, mascherine a rischio: in Italia usiamo quelle di Wuhan (Foto: Getty)

Coronavirus, vietato l’ingresso ai cinesi in un bar di Roma

Come documenta anche un’immagine che farà presto il giro del web, la scritta è sia in cinese che in inglese.“Due to international safety measures all people coming from china are not allowed to have access in this place. We do apologise for any inconvenient”, è quanto si legge.

Ovvero: “A causa delle disposizioni internazionali di sicurezza, a tutte le persone provenienti dalla Cina non è permesso di entrare in questo posto. Ci scusiamo per il problema”. Un’iniziativa che farà presto discutere, al di là di ogni giusta e comprensiva precauzione.

C’è già con chi è d’accordo su tale iniziativa per una questione di sicurezza, e chi invece ci vede psicosi totale nonché profonda e immorale discriminazione collettiva. Soprattutto dopo le rassicurazioni giunte dal Premier Conte, i controlli serrati in aeroporto e ora anche i voli chiuso da e per la Cina.

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Ma è pur vero che sempre nella Capitale ci sarebbe un terzo caso sospetto di coronavirus. Si tratta di un 41enne rumeno, un operaio, il quale ha affermato di aver avuto contatti con i due cinesi contagiati a Roma. Giunto con la febbre alta presso l’istituto sanitario, è stato prontamente isolato e poi trasportato all’ospedale Spallanzani per tutte le verifiche del caso.

L’incontro – come raccontato dal diretto interessato – sarebbe avvenuto all’hotel Palatino, dove i due turisti asiatici alloggiavano. I dirigenti della struttura, tuttavia, smentiscono categoricamente che sia un loro dipendente o che in qualche modo sia collegato all’azienda. La verità potrà arrivare anche dall’esito dei test.