Un mattino d’inverno, in un parco inglese, un’ombra grigia scatta sul prato e una macchia color rame resta ferma sul ramo. In quella distanza minuscola c’è una storia grande: l’isola che prova a rimettere ordine tra gli scoiattoli, senza fucili e senza slogan, con una scelta che fa discutere e incuriosisce.
Per chi frequenta i parchi britannici non è una novità: gli scoiattoli grigi sono ovunque. Agili, confidenti, capaci di aprire un cestino come niente. Gli scoiattoli rossi, invece, sembrano personaggi di fiaba: li incontri di rado, in qualche bosco del Nord. Questo squilibrio non è solo romanticismo naturalista. È biodiversità che si assottiglia, alberi giovani scortecciati, soldi pubblici spesi per riparare danni. Stime ufficiali parlano di costi annuali nell’ordine delle “decine di milioni di sterline” per la silvicoltura.
E qui arriva il gesto che ha acceso i riflettori. Re Carlo III ha dato il suo “sì” simbolico e pratico a una strada diversa dal solito: la pillola contraccettiva per gli scoiattoli grigi. Non un atto di governo, sia chiaro. Nel Regno Unito la gestione spetta alle autorità competenti. Ma il sostegno del sovrano – storico difensore dei scoiattoli rossi e patrono di enti dedicati – ha sbloccato consensi e risorse per testare una soluzione che punta alla riduzione mirata della fertilità.
Perché proprio gli scoiattoli grigi
Specie introdotta dal Nord America tra fine ’800 e inizio ’900, il grigio è più robusto e adattabile. Porta con sé un virus, il cosiddetto “squirrelpox”, che per il rosso è spesso letale. Oggi si stimano milioni di scoiattoli grigi nel Regno Unito, contro una popolazione rossa che ruota intorno a poco più di centomila individui, concentrati soprattutto in Scozia e in aree protette. Il risultato è una pressione costante sugli habitat e un conflitto che dura da anni: trappole, abbattimenti, progetti di contenimento. Molti volontari raccontano una routine fatta di monitoraggi all’alba e mangiatoie dedicate ai rossi, con la frustrazione di vedere il bosco spostare l’ago sempre dalla stessa parte.
Come funziona la “pillola”
L’operatività è nelle mani dell’Animal and Plant Health Agency (APHA) di York. Nei test, il principio attivo contraccettivo viene miscelato in un’esca a base di crema di nocciole. La somministrazione avviene in apposite cassette: ingressi calibrati sul peso e sul comportamento dei grigi, così da limitare al massimo l’accesso di altre specie. L’obiettivo non è “sterilizzare per sempre”, ma ridurre la fertilità per un periodo definito, sufficiente a piegare la curva demografica. Si parla di immunocontraccezione o approcci ormonali, a seconda della formulazione e delle autorizzazioni. I dettagli di composizione e i tempi del rilascio su larga scala, però, non sono ancora ufficialmente confermati: le sperimentazioni proseguono, con valutazioni di sicurezza ambientale, benessere animale e impatto su popolazioni bersaglio e non bersaglio.
C’è chi applaude: rispetto al culling tradizionale, l’anticoncezionale promette meno sofferenza e più efficacia nel medio periodo. C’è chi resta cauto: cosa succede se l’esca finisce altrove? I ricercatori rispondono con dati, controlli, sensori, sessioni limitate nel tempo. E con una regola d’oro: misurare, correggere, poi scalare.
Nel frattempo, la scena si ripete. Un grigio scende in picchiata, un rosso scompare tra gli aghi di pino. La domanda, più che politica, è quasi domestica: in quanti altri conflitti quotidiani potremmo scegliere la via paziente del “meno e meglio” invece del tutto e subito? Se persino un re ha scelto di appoggiare una soluzione lenta, forse è il momento di ascoltare il bosco quando sussurra, non solo quando grida.