Giorgetti lancia l’allarme: “Serve pragmatismo”. L’Italia verso il record europeo del debito

Tra tensioni globali e conti pubblici in salita, Giorgetti invoca più flessibilità europea e politiche senza ideologie.

L’Italia si prepara a diventare il Paese europeo con il più alto rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo, superando persino la Grecia. Un dato simbolico e politico che arriva in una fase delicatissima per l’economia internazionale, segnata da guerre commerciali, instabilità finanziarie e transizioni energetiche.

Giorgetti lancia l’allarme: “Serve pragmatismo”. L’Italia verso il record europeo del debito
Giorgetti (ANSA) – Inews24.it

A lanciare un messaggio di cautela è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto a Bergamo durante il giuramento degli allievi ufficiali della Guardia di Finanza. Un discorso che, pur partendo dalla storia economica, si è inevitabilmente intrecciato con le sfide del presente.

Giorgetti: “Servono soluzioni realistiche”

Secondo il titolare del Mef, il momento storico impone “prudenza e senso di responsabilità”, ma allo stesso tempo richiede la capacità di aprirsi a “soluzioni innovative e realistiche, senza preconcetti o ideologie fini a se stesse”.

Parole che arrivano mentre il governo osserva con attenzione i margini di flessibilità concessi dall’Europa sui conti pubblici. Giorgetti ha infatti sottolineato come “le regole del commercio internazionale, della finanza o della governance globale possono cambiare”, evidenziando un contesto sempre più instabile e imprevedibile.

Il ministro ha descritto un quadro globale attraversato da tensioni geopolitiche, conflitti armati, rivoluzioni tecnologiche e fragilità finanziarie. Tutti elementi che, ha spiegato, incidono direttamente sugli equilibri economici e sociali dei Paesi.

Non bisogna sottovalutare l’impatto sociale delle politiche economiche odierne”, ha avvertito Giorgetti, richiamando implicitamente la necessità di misure capaci di sostenere crescita e coesione sociale.

L’Italia supera la Grecia nel rapporto debito-Pil

Sul fronte dei numeri, le previsioni delineano uno scenario storico. Secondo il Documento di finanza pubblica del governo, nel 2026 il debito italiano salirà al 138,6% del Pil, rispetto al 137,1% dell’anno precedente.

La Grecia, invece, proseguirà nel suo percorso di riduzione del debito, passando dal 146,1% del 2025 al 136,8%. Un sorpasso che certifica il recupero di Atene dopo la crisi degli anni scorsi e il difficile percorso dell’Italia nel contenimento del debito pubblico.

Anche le stime del Fondo monetario internazionale confermano questo andamento: Roma è attesa al 138,4%, mentre Atene dovrebbe fermarsi al 136,9%.

Il dato greco appare ancora più significativo se si considera che, dopo la pandemia, il debito ellenico aveva superato il 200% del Pil. A favorire il rientro è stata soprattutto una crescita economica sostenuta, con un tasso medio del 7,7% tra il 2021 e il 2025.

La partita europea e il nodo Superbonus

Nel frattempo il governo guarda a Bruxelles. Al Ministero dell’Economia si segue con attenzione la posizione del commissario europeo Valdis Dombrovskis, che ha aperto alla possibilità di una revisione delle valutazioni sull’Italia.

Se in autunno i dati su Pil e deficit dovessero essere corretti al rialzo, la Commissione europea potrebbe persino riconsiderare la procedura d’infrazione a carico del nostro Paese. Una possibilità che lo stesso Dombrovskis ha definito “teoricamente possibile”.

Tra gli elementi chiave ci sarebbero le revisioni legate ai dati definitivi del Superbonus, comprese le contabilizzazioni tardive e le truffe accertate, fattori che potrebbero ridurre l’impatto effettivo sui conti pubblici.

Le lezioni della storia economica

Nel suo intervento, Giorgetti ha poi richiamato alcune delle grandi crisi del passato, dalla Grande depressione del 1929 alla crisi dei mutui subprime del 2008, fino allo shock petrolifero del 1973 e alla crisi dei debiti sovrani del 2010.

Secondo il ministro, la storia dimostra che i sistemi economici “non sono realtà immutabili”, ma costruzioni che cambiano sotto la pressione degli shock globali.

Ed è proprio nei momenti di crisi, ha concluso, che si comprende quali politiche riescano davvero a sostenere l’economia e quali, invece, rischino di aggravare ulteriormente le difficoltà.

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