“Il Dna dell’assassino potrebbe essere rimasto impresso mentre incamerava i proiettili. – ha spiegato l’ematologo al quotidiano La Repubblica – Alcuni delitti non sono stati coperti da giudicato, e le sentenze stesse hanno ipotizzato una pluralità di attori. Per questo sarebbe fondamentale utilizzare a pieno i risultati delle consulenze genetiche già svolte“.