Nel suo piccolo, però, l’associazione di Mohammed Taifur Rahman Shah sta già combattendo il fenomeno con successo. L’obiettivo è distogliere i bengalesi dai canali e dai flussi criminali, impedendo loro di finire tra le grinfie dei malviventi, sensibilizzandoli ed attivando procedure trasparenti. Per farlo, Italbangla collabora con il ministero del Lavoro, l’Università di Siena e diverse realtà produttive per un progetto pilota chiamato “Bangla Dream”. “Troppe volte i bengalesi arrivano in Italia impreparati, senza conoscere né la lingua né un mestiere. – ha affermato il presidente – Allora dobbiamo formare queste persone prima che arrivano a Roma. Solo così possiamo bloccare il fenomeno, costruendo un’alternativa ai flussi illegali ed alla compravendita di visti”.
Nei primi giorni di giugno, mentre la premier presentava l’esposto all’Antimafia, in Bangladesh decine di persone sostenevano con successo l’esame di italiano: adesso hanno in tasca il certificato A1. “L’Italia ha bisogno di lavoratori – ha concluso Mohammed Taifur Rahman Shah – e noi collaboriamo con agenzie ed imprese che necessitano di professionisti formati e preparati nell’edilizia, nel tessile, nella ristorazione e nel turistico-ricettivo”. In bocca al lupo.