Tragedia del fiume Natisone, la Procura indaga per omicidio colposo: “Venite a salvarci”, le telefonate di Patrizia ai soccorritori

La Procura di Udine ha aperto un fascicolo per omicidio colposo per la tragedia del fiume Natisone: le chiamate di Patrizia ai soccorritori.

Telefonate su telefonate, le implorazioni “Venite a salvarci” e “Chiamate mia mamma”, l’acqua che intanto continuava a salire. Poi, più nulla, sopraffatti dalla forza del fiume Natisone. Le chiamate al 112 ai soccorritori effettuate da Patrizia Cormos, una delle tre giovani vittime, sono tra gli atti del fascicolo d’inchiesta che la Procura della Repubblica di Udine ha aperto sulla tragedia di venerdì scorso. Il procuratore capo di Udine Massimo Lia ha anche reso noto in queste ore che si procede per il reato di omicidio colposo.

Natisone, "Venite a salvarci", le telefonate di Patrizia ai soccorritori
Tragedia del fiume Natisone, la Procura indaga per omicidio colposo (Ansa Foto) – www.inews24.it

Intanto proseguono a Premaricco le ricerche del ragazzo disperso, Cristian Casian Molnar, 25enne romeno travolto anch’egli dalla piena del fiume Natisone. Sessanta vigili del fuoco sono impegnati lungo le sponde del corso d’acqua. “Siamo molto credenti – ha detto il fratello giunto dall’Austria dove abita – e speriamo ancora nel miracolo”. I genitori, invece, si trovano in Romania. Questa mattina, inoltre, nella Casa Funeraria Mansutti al cimitero urbano di San Vito, a Udine, è stata allestita la camera ardente per Bianca Doros, 23 anni, e Patrizia Cormos, 20 anni, le due ragazze inghiottite dalla piena del fiume.

La tragedia, si ricorderà, è avvenuta nei pressi del Ponte Romano di Premariacco il 31 maggio. I corpi senza vita delle ragazze sono stati recuperati dei vigili del fuoco e dalla protezione civile il 2 giugno scorso. Alla camera ardente sono giunti i familiari delle due giovani, entrambe di origine romena. I parenti sono stati accolti dai rappresentanti della Prefettura, della Questura, dei carabinieri e della guardia di finanza. Le due ragazze sono state vestite da sposa secondo la tradizione del loro Paese di origine. “Sapeva nuotare, l’ho portata dove le hanno insegnato a nuotare. – ha detto ai giornalisti la madre di Patrizia – Ha aspettato Bianca, la sua amica, che non sapeva nuotare. Mi scriveva ogni giorno su Whatsapp ‘Mamma ti amo’. Forse si poteva fare di più, forse era il destino, ringrazio Dio che l’hanno trovata così posso piangere sulla sua bara, questo ci dà la forza di sopravvivere“.

Tornando all’inchiesta per omicidio, che al momento non ha indagati, sono quattro le telefonate che la ragazza ha fatto per chiamare i soccorsi. La prima alle 13.29 e le altre tre, una delle quali a vuoto, nell’arco di circa trenta minuti. “L’inchiesta è contro ignoti. – ha spiegato il pm – In queste vicende, per procedere bisogna configurare responsabilità di tipo omissivo, non commissivo. Saranno condotti tutti gli accertamenti del caso per accertare se i soccorsi sono stati tempestivi. Tutto verrà verificato, acquisito e vagliato. Sia il discorso dell’elicottero utilizzato per i soccorsi, sia la cartellonistica che avvisa del divieto di balneazione e del pericolo di annegamento, sia soprattutto le tempistiche dal primo allarme all’arrivo dei soccorritori”.

Natisone, le indagini per omicidio colposo: “Inchieste contro ignoti”

Il riferimento è all’intervento dell’elicottero “Drago” dei vigili del fuoco, di stanza a Venezia. Probabilmente se ad intervenire per primo fosse stato un elicottero che si trovava a Campoformido (località dove risiedeva Patrizia), a circa 23 chilometri da Premaricco, le probabilità di salvare i ragazzi sarebbero state maggiori. Gli investigatori stanno ora analizzando i tabulati. Da accertare il perché Cormos non è riuscita ad agganciare la linea, se c’è stato un problema al ponte delle comunicazioni, se questa si è interrotta prima della risposta o se è stata lei stessa ad interrompere la seconda telefonata al 112. “Esiste, in natura, anche la tragica fatalità”, ha chiosato il procuratore capo.

L'inchiesta per omicidio al momento non ha indagati
Sono quattro le telefonate che la ragazza ha fatto per chiamare i soccorsi (Ansa Foto) – www.inews24.it

C’è un’indagine in corso, un atto dovuto della Procura, per verificare se sono stati chiamati i soccorsi più vicini. È opportuno farlo perché nel caso in cui si verifichi un’altra emergenza di questo genere, bisogna chiamare il servizio di emergenza che ha le attrezzature per fare questi interventi. – ha commentato il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni – Questo soprattutto affinché tragedie come queste non si ripetano, alla fine trovare ‘il colpevole’ è poco utile in questo senso. Cercheremo di rafforzare il tema della sicurezza, affinché cose come queste non possano più ripetersi. Non è una cosa banale controllare gli accessi ad aree come quelle dei greti di fiumi e torrenti, quello che si può fare è lavorare sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione anche nelle scuole”.

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