Un cartoncino vissuto, piegato negli anni, che ci ha accompagnati tra sportelli, treni notturni e varchi d’imbarco. Ora quel pezzo di memoria incontra il suo confine: cambiano le regole, cambiano i documenti, e ci tocca scegliere come attraversare il prossimo controllo.
Siamo onesti: la carta d’identità cartacea è un oggetto emotivo. La tiri fuori e sai già che odora di Comune, di foto scattata male, di timbri invecchiati. Ma c’è un dettaglio che non possiamo ignorare: i controlli si sono fatti più severi, i furti d’identità più furbi, e ai confini ormai guardano più ai chip che ai timbri.

Capita di accorgercene in aeroporti affollati, quando una famiglia viene fermata al gate. Il padre ha la CIE nel wallet del telefono, il nonno no: esce la sua carta di cartoncino, la hostess scuote la testa. È un’anteprima di ciò che succederà ovunque.
Dal 3 agosto 2026 scatta il punto di svolta: la carta d’identità cartacea non sarà più valida per l’espatrio. Anche se il documento riporta una scadenza più lontana, perderà efficacia ai fini del viaggio. È una data chiave, impressa nel calendario europeo.
Perché succede: lo standard europeo
Non è un capriccio nazionale, ma l’effetto del Regolamento UE 2019/1157. L’Unione ha imposto standard di sicurezza comuni: formato machine readable, fotografia conforme agli standard ICAO, impronte digitali nel chip (eccetto i minori di 12 anni e i casi di impossibilità fisica). L’obiettivo è chiaro: frenare le frodi documentali, rendere i controlli più rapidi e uniformi, proteggere l’identità dei cittadini.
Le vecchie carte in cartoncino non rispettano questi requisiti. Per questo, dal 3 agosto 2026, non si potranno usare per attraversare i confini dell’UE o dello Spazio Schengen. E nell’uso quotidiano? La loro validità come documento di riconoscimento interno dipenderà dalle prassi degli uffici: in molti contesti ufficiali potrebbero non essere più accettate. Oggi non c’è una regola unica nazionale che le “annulli” in assoluto oltre quella data, ma la direzione è tracciata e la sostituzione è incoraggiata. Se non ci sono indicazioni diverse del tuo Comune o dell’ente che ti chiede l’identità, aspettati richieste più rigide.
Il passaggio è semplice: richiedere la Carta d’Identità Elettronica (CIE). Si prenota sull’“agenda CIE” del proprio Comune, si porta la vecchia carta, una foto recente e la tessera sanitaria. In ufficio ti rilevano firma e due impronte; la consegna avviene di norma in circa 6 giorni lavorativi. Il costo? Intorno ai 22 euro complessivi (quota statale più diritti comunali; l’importo esatto varia da Comune a Comune). Per chi ha urgenza, molte amministrazioni aprono agende straordinarie: conviene informarsi.
Esempio concreto: se a settembre 2026 vuoi partire per Barcellona con la carta di cartoncino ancora “in corso”, verrai fermato. La compagnia aerea non potrà imbarcarti e al controllo di frontiera non passerai. Con la CIE o il passaporto, invece, voli senza intoppi.
Un’ultima nota utile: i minori possono avere la CIE; sotto i 12 anni non sono acquisite le impronte, ma il documento resta valido per l’espatrio se c’è l’assenso dei genitori. Se assisti una persona anziana con carta storica, aiutala a prenotare: è uno di quei favori che diventano libertà.
Il vecchio cartoncino, rigido e un po’ romantico, resterà un ricordo di tasca. La domanda è semplice: ci aggrappiamo al passato o ci prepariamo al prossimo varco, quando il lettore NFC “bippa” e si apre la strada?





