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Immigrazione clandestina e camorra, così i criminali utilizzavano il “Click day”: 53 indagati

Guardia di finanza e Procura di Salerno hanno fatto scattare una prima operazione contro la “rete” dedicata all’immigrazione clandestina.

Mille euro per un’istanza; duemila per un nulla osta; altri duemila per un contratto di lavoro falso. Era il “prezzario” di un’associazione a delinquere completamente dedicata all’immigrazione clandestina con base nelle province di Salerno e di Napoli. I presunti criminali erano quindi riusciti ad infiltrarsi nel meccanismo del cosiddetto “Click Day”, lo strumento previsto dal decreto flussi con cui i datori di lavoro fanno richiesta di lavoratori dall’estero.

Il blitz delle forze dell’ordine – inews24.it

Le indagini sono in fase iniziale. – ha spiegato il procuratore di Salerno Giuseppe Borrelli – Le attività investigative si sono svolte in coordinamento con la Procura nazionale Antimafia”. Bisogna ricordare che il 4 giugno scorso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha consegnato nelle mani del procuratore nazionale dell’Antimafia e dell’Antiterrorismo Giovanni Melillo un esposto sull’applicazione degli ultimi decreti flussi.

Il governo sospettava che “qualcuno” stesse utilizzando la procedura come un canale di immigrazione irregolare. Si sospettava che la regia potesse essere della criminalità organizzata, italiana ed estera. Del caso ce ne siamo occupati con un’inchiesta l’11 giugno scorso. E stando a quanto scoperchiato dalle fiamme gialle, l’ombra della camorra c’è eccome.

53 in totale gli indagati per cui sono scattate misure cautelari personali. In 13 sono finiti in carcere, 24 ai domiciliari, per 10 è scattato il divieto di esercitare attività imprenditoriali e professionali per 12 mesi. Altre 6 persone sono state sottoposte a fermo d’urgenza per il pericolo di fuga: stavano progettando di trasferirsi in Paesi del nord Africa dove avevano basi logistiche. Tutti sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, riciclaggio, autoriciclaggio, utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

La provenienza degli indagati copre tutto il sud Italia, dalla provincia di Napoli e Salerno alla Puglia, alla Basilicata, alla Calabria. E poi Pakistan, Marocco, Tunisia, Bangladesh. Nella rete c’era di tutto: imprenditori, addetti ai patronati, liberi professionisti, soggetti condannati per camorra (facenti parte nel dettaglio del clan Cesarano di Pompei e Castellammare di Stabia) che riciclavano i proventi. Proventi ingenti. La guardia di finanza ha messo i sigilli a disponibilità finanziarie e beni per 6 milioni di euro, nonché 300mila euro in contanti ed un libro mastro che conteneva le operazioni fittizie.

Immigrazione clandestina, ricostruito il sistema

Follow the money”, aveva suggerito la premier Meloni parlando del presunto sistema illecito, citando Giovanni Falcone. Così hanno fatto finanzieri e pm. Ricostruendo il sistema a ritroso proprio a partire dai proventi e dal riciclaggio. Il gruppo era riuscito ad inoltrare in diversi Click Day e verso diverse Prefetture italiane, quasi 2500 istanze in due anni, a partire dal 2022. Istanze basate su dati inesistenti o falsi.

Come agiva l’associazione a delinquere? Come prima cosa bisognava costituire società ad hoc che “ricordavano” aziende operative e solide. Oppure, in altri casi, utilizzare credenziali rubate ad imprenditori ignari. A quel punto si procacciavano cittadini extracomunitari interessati e, dopo l’invio del denaro, si curavano le pratiche burocratiche necessarie per l’ottenimento del nulla osta all’ingresso in Italia.

Un “sistema” raccontato nel dettaglio nella nostra inchiesta “Dal Bangladesh all’Italia, il viaggio dei lavoratori in mano ai mediatori criminali”. Una volta nel nostro Paese, gli extracomunitari diventavano “fantasmi” per le autorità. Ancora una volta “prede” degli stessi che si erano arricchiti sulle loro spalle: caporalato e criminalità organizzata.

Francesco Ferrigno

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