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Mangiare in questo modo potrebbe essere il primo segno di Alzheimer: quasi nessuno lo sa

Una particolare abitudine alimentare è uno dei primi segni di Alzheimer, spiega una neurologa. Scopriamo insieme come riconoscere il problema (e in che modo affrontarlo).

Quando si parla di sintomi associati all’Alzheimer, la maggior parte di noi pensa immediatamente ai classici episodi di blackout della memoria che interferiscono con la vita quotidiana. Questa è certamente una tipica avvisaglia della malattia, ma non l’unica. Ci sono altre “spie” di cui dovremmo essere consapevoli: una in particolare ha a che fare con le nostre abitudini alimentari.

Un cambiamento “sospetto” nelle preferenze a tavola è tra le possibili avvisaglie dell’Alzheimer (Inews24.it)

Il morbo di Alzheimer può influire (anche) sulla dieta e in molti modi. Parola della dottoressa Elana Clar, neurologa del New Jersey Brain & Spine, che individua proprio in una certa abitudine alimentare un segno precoce della malattia. O meglio, a far scattare un primo campanello d’allarme dovrebbe essere un cambiamento “sospetto” nelle preferenze a tavola. Entriamo insieme più nei dettagli…

Dimmi come mangi e ti dirò come sta il tuo cervello

“Un vegetariano può iniziare a mangiare bistecche semplicemente perché ha dimenticato di avere una certa abitudine alimentare, o può iniziare a condire con più sale e spezie perché le sue papille gustative non funzionano più come prima”, avverte l’esperta. Questo sintomo, in realtà, può emergere in qualsiasi momento della propria esperienza con l’Alzheimer. In certi casi, può essere uno dei primi segni, in altri potrebbe manifestarsi a uno stadio più avanzato della malattia.

Una persona con Alzheimer potrebbe dimenticare come si usano le posate, o scordarsi di mangiare tout court (Inews24.it)

Ci sono almeno due ragioni per cui una persona affetta da Alzheimer può sperimentare un cambiamento nelle preferenze alimentari. La ricerca scientifica mostra che molti soggetti a cui è stata diagnosticata la malattia hanno difficoltà a rilevare l’umami, uno dei cinque gusti di base associati ai cibi salati. Altri studi evidenziano che spesso la demenza comporta un calo dell’olfatto e del gusto in generale, il che può indurre a preferire cibi che hanno un sapore particolarmente forte.

Ma, come accennato, può subentrare anche l'”oblio” di alcune restrizioni dietetiche o abitudini seguite per tutta una vita. Per esempio, chi è intollerante al lattosio può dimenticare l’effetto che il consumo di latticini ha sul proprio organismo. Oppure si può semplicemente scordare la “sgradevolezza” solitamente associata al sapore di certi cibi.

Ci sono poi altri modi in cui l’Alzheimer può influire sul momento dei pasti. Per esempio, l’insorgere di difficoltà con la coordinazione, che può rendere difficile tagliare il cibo. O ancora, il soggetto malato potrebbe dimenticare come si usano le posate. Oppure scordarsi di mangiare tout court. Tutti questi sintomi possono avere gravi implicazioni per la salute: di qui l’importanza di accorgersi per tempo dei segni “sospetti”.

Enrico DS

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