Quando nasce un figlio, il tempo si dilata e il portafoglio si restringe. Se non hai un lavoro o stai attraversando un periodo di stop, esiste un aiuto concreto: l’assegno di maternità del Comune. È un sostegno semplice, poco raccontato, che può alleggerire spese vere — pannolini, visite, prime necessità — e ridarti fiato mentre costruisci nuovi equilibri.
All’inizio sembra una pratica come tante. Poi scopri che riguarda proprio te. L’assegno di maternità del Comune è pensato per chi non ha una copertura previdenziale sufficiente: mamme disoccupate o casalinghe che, entro pochi mesi dalla nascita, possono chiedere un sostegno economico pagato dall’INPS su autorizzazione del Comune di residenza. L’importo viene aggiornato ogni anno: nelle ultime annualità è stato intorno ai 2.000 euro complessivi. Per il 2026, le cifre e le soglie sono in aggiornamento: il Comune e il portale INPS pubblicano i dati ufficiali.
C’è un punto chiave: i tempi. Hai tempo entro 6 mesi dalla nascita (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento preadottivo). Oltre, la domanda viene respinta, anche se avresti tutti i requisiti. È un dettaglio che fa la differenza.
Maria, 32 anni, ha perso il lavoro a febbraio. Ha chiesto l’ISEE a marzo, ha preso appuntamento allo sportello del suo Comune a Bologna e ha presentato la domanda il quinto mese dopo il parto. Risultato? Accredito sul conto dopo circa due mesi. Non sempre fila così liscio, ma la strada è questa.
Puoi chiedere l’assegno se sei residente in Italia, cittadina italiana/UE o, se non UE, con titolo di soggiorno che dà accesso alle prestazioni familiari. In caso di dubbi, il Comune verifica il tipo di permesso.
Serve un ISEE minorenni sotto la soglia fissata ogni anno. La soglia cambia con gli aggiornamenti: controllala prima di muoverti.
Se hai percepito un’indennità di maternità da lavoro, l’assegno comunale spetta solo se quell’indennità è inferiore all’importo totale: in quel caso può coprire la differenza.
In situazioni particolari (mancato riconoscimento, decesso o abbandono), può presentare domanda l’altro genitore o chi esercita la responsabilità.
Prepara l’ISEE minorenni. Prenota il CAF con anticipo: senza ISEE la domanda non parte.
Verifica la residenza anagrafica e i dati del bambino. Ti serviranno i codici fiscali di madre e figlio.
Compila la domanda presso il tuo Comune: online se c’è il portale, allo sportello o tramite patronato.
Allega: documento d’identità, IBAN per l’accredito, autocertificazione di residenza e stato di famiglia, eventuali atti di adozione/affido, e — se non UE — il titolo di soggiorno idoneo.
Attendi l’esito. L’INPS paga di solito in un’unica soluzione (talvolta in più rate). I tempi medi oscillano tra 60 e 90 giorni, ma variano da Comune a Comune.
Errori che fanno perdere tempo: domanda oltre i 6 mesi, ISEE scaduto o non “minorenni”, domicilio senza corretta residenza, IBAN non intestato alla richiedente, permesso di soggiorno non aggiornato.
Domanda ricorrente: è compatibile con l’Assegno Unico? Sì, in genere sono prestazioni diverse e cumulabili. Attenzione però: regole e importi vengono rivalutati ogni anno; se un dettaglio non è chiaro o non trovi conferme ufficiali, è meglio chiedere al Comune o a un patronato prima di inviare la pratica.
Alla fine, questo assegno non è un premio, ma un ponte. Un gesto minimo che copre l’essenziale quando l’essenziale pesa. Se sei nel semestre buono, hai tutti i documenti in fila e una mezza giornata libera, perché non provarci? Magari, proprio quando suona la lavatrice e il biberon è pronto, sul conto arriva quel bonifico che fa respirare la casa.
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