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Zelensky: “Putin non si fermerà all’Ucraina”. Conferenza di pace a metà

Sovranità territoriale e stop alla minaccia nucleare: i pilastri del documento elaborato durante la conferenza di pace per l’Ucraina.

Vladimir Putin non si fermerà all’Ucraina. Andrà avanti, e allora tutti penseranno, in Europa, alla sopravvivenza e all’emigrazione“. È la tesi che il presidente ucraino Volodimir Zelensky illustra al termine della conferenza di pace in Svizzera, a Burgenstok. Un tavolo di due giorni che ha portato alla stesura di un documento incentrato sull’integrità del territorio ucraino come presupposto per la pace tra Kiev e Mosca.

Zelensky: “Putin non si fermerà all’Ucraina” (Ansa Foto) – inews24.it

Ad oltre due anni dall’invasione russa dell’Ucraina, insomma, Zelensky ha riunito decine di delegazioni da ogni angolo del mondo. Grande assente dalla conferenza di pace la Cina. Anche altri Paesi, pur prendendo parte alla riunione, non hanno firmato il documento finale. Tra di essi il Brasile, l’India, gli stati Sauditi, il Messico, il Sudafrica e l’Indonesia. Con ogni probabilità, e la Svizzera ha già avallato l’ipotesi, sarà necessaria una nuova conferenza prevista già nei prossimi mesi e comunque prima delle elezioni presidenziali statunitensi.

Alcuni Paesi hanno deciso di non firmare (12 per la precisione, ndr) dobbiamo rispettare le opinioni di tutti: arriveranno. – ha commentato Zelensky alla fine del vertice di pace. – In 84 hanno firmato subito, per me è un grande successo. Certi Paesi hanno la loro visione sulla guerra e c’è anche l’eredità storica dell’Urss nelle relazioni con alcuni Paesi e questo va tenuto conto“.

Nel documento finale, comunque, si legge che qualsiasi utilizzo dell’energia nucleare e degli impianti nucleari deve essere sicuro, protetto, tutelato e rispettoso dell’ambiente. Le centrali e gli impianti nucleari ucraini, inclusa la centrale nucleare di Zaporizhzhia, devono funzionare in modo sicuro e protetto sotto il pieno controllo sovrano dell’Ucraina e in linea con i principi dell’Aiea e sotto la sua supervisione. Qualsiasi minaccia o uso di armi nucleari nel contesto della guerra in corso contro l’Ucraina è inammissibile.

Riaffermiamo – cita l’atto – il nostro impegno ad astenerci dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, i principi di sovranità, indipendenza e integrità territoriale di tutti gli Stati, compresa l’Ucraina, all’interno dei loro confini riconosciuti a livello internazionale, comprese le acque territoriali, e la risoluzione delle controversie con mezzi pacifici come principi del diritto internazionale“.

Il Cremlino, dal canto suo, ieri aveva diffuso la “propria” proposta per mettere fine al conflitto. Proposta che comprendeva il ritiro delle forze armate ucraine dal territorio occupato da Mosca, la non adesione di Kiev alla Nato e la revoca delle sanzioni adottate dall’Occidente contro Mosca. Condizioni che l’Ucraina ha considerato inaccettabili.

Ursula von der Leyen: “Da Putin termini vergognosi”

Nessun Paese accetterebbe mai i termini vergognosi di Putin. – ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen – Il percorso per la pace reale richiede determinazione, alla fine toccherà all’Ucraina decidere i termini di una pace giusta. Chiedo alla Russia di ascoltare la voce della comunità internazionale“. L’Italia era presente ed ha siglato il documento finale. Ieri si è recato in Svizzera il ministro degli Esteri Antonio Tajani che aveva annunciato un nuovo pacchetto di aiuti militari per Kiev. Oggi è intervenuta la premier Giorgia Meloni.

Giorgia Meloni alla conferenza di pace (Ansa Foto) – inews24.it

Sono trascorsi 844 giorni dall’inizio dell’aggressione della Russia. – ha affermato la presidente del Consiglio844 giorni di eroica resistenza ucraina e di unità incrollabile che non ha mai mancato di sostenere il popolo ucraino. Difendere l’Ucraina significa difendere quel sistema di regole che tiene unita la comunità internazionale e protegge ogni Nazione. Se l’Ucraina non avesse potuto contare sul nostro appoggio e quindi fosse stata costretta ad arrendersi, oggi non saremmo qui a discutere le condizioni minime per un negoziato. Si tratterebbe solo di discutere dell’invasione di uno Stato sovrano e tutti noi possiamo immaginare con quali conseguenze“.

Francesco Ferrigno

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