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Immigrazione in Italia – I dati aggiornati sugli sbarchi dei migranti

ULTIM’ORA IMMIGRAZIONE ITALIA – OTTOBRE 2017

La situazione della Immigrazione in Italia nel 2017 ce la fornisce con metodica precisione il sito del ministero dell’Interno. Se compariamo il numero di migranti sbarcati a decorrere dal 1 gennaio 2017 fino al 18 ottobre 2017, con i dati riferiti allo stesso periodo dell’anno 2016, possiamo evincere che c’è stato un calo di sbarchi del 24,21%. A fronte di 145.386 arrivi del 2016, si è arrivati ad un numero di 110.195 arrivi per lo stesso periodo. Nella giornata del 17 ottobre per esempio, lo scorso anno erano giunti 202 immigrati contro i 104 di questo anno.

Al 18 ottobre 2017 sono sbarcati complessivamente 110.195 migranti contro i 181.486 in totale per l’anno 2016. Ad oggi la più alta distribuzione di migranti, per quanto riguarda le prima 5 Regioni è così suddivisa: 1) Lombardia 14 per cento 2) Lazio e Campania 9 per cento 3) Emilia Romagna e Sicilia 8 per cento 4) Veneto, Piemonte, Toscana e Puglia 7 per cento 5) Calabria 4 per cento.

Al 18 ottobre 2017 i porti maggiormente interessati dagli sbarchi (quindi esclusi i rintracci a terra) sono così ripartiti per i primi 5 approdi: 1) Catania (15.145 sbarchi) 2) Augusta (15.095) 3) Pozzallo (10.805 sbarchi) 4) Lampedusa (8.339 sbarchi) 5) Reggio Calabria (7.173 sbarchi)

Al 18 ottobre 2017 le nazionalità dichiarate al momento dello sbarco, sono così ripartite per i primi 10 posti: 1) Nigeria (17.370) 2) Guinea (9.319) 3) Bangladesh (8.894) 4) Costa D’Avorio (8.893) 5) Mali (6.681) 6) Senegal (5.767) 7) Eritrea (5.735) 8) Sudan (5.702) 9) Gambia (5.675) 10) Marocco (5.298)

immigrazione in Italia
Immigrazione in Italia: situazione e soluzioni

IMMIGRAZIONE IN ITALIA DAL NUOVO MILLENIO

Dall’inizio del 2002 fino al dicembre 2014 in Italia sono sbarcati 458.478 immigrati. Nel 2015 sono sbarcati 139.770 migranti e nel 2016, secondo i dati dell’Unhcr, sono 181.405 le persone che sono arrivate nel Bel Paese in cerca di fortuna. Sempre secondo le analisi di flussi migratori studiati dal Unhcr, tra il 1 gennaio e il 20 settembre 2017 sono sbarcate in Italia 104.949 persone. Quindi, sommando i dati ufficiali, negli ultimi 15 anni circa sono 884.602 gli arrivi totali nella nostra Penisola. Un tema estremamente percepito dall’opinione pubblica quello della immigrazione, ma come vediamo non così esteso in termini numerici.

Per completezza di informazione, l’ISTAT ha tenuto a precisare che la popolazione immigrata non va confusa con la popolazione straniera: la popolazione immigrata è composta da tutti i residenti che sono nati all’estero con cittadinanza straniera, anche se hanno successivamente acquisito la cittadinanza italiana; mentre la popolazione straniera è composta da tutti i residenti che hanno cittadinanza straniera, anche se sono nati in Italia.

I dati dall’Eurostat, invece, ci dicono che al 1º gennaio 2015 l’Italia era il quinto Paese dell’Unione europea per popolazione immigrata, ovvero nata all’estero, con 5,8 milioni di immigrati, dopo Germania (10,2 milioni), Regno Unito (8,4 milioni), Francia (7,9 milioni) e Spagna (5,9 milioni).

Per numero di immigrati in percentuale rispetto al totale della popolazione residente, l’Italia si classificava al diciannovesimo posto (su 28) nell’Unione Europea (con il 9,5% di immigrati sul totale della popolazione), mentre per numero di stranieri all’undicesimo posto (con l’8,2% di stranieri).

Un dato importante da non dimenticare è che, come è assodato che sia, le statistiche ufficiali sul numero di residenti che dimorano in Italia, non annoverano un congruo numero di stranieri che risiedono in Italia in maniera illegale. La Fondazione Ismu-Iniziative e studi sulla multietnicità ha elaborato un calcolo statistico abbastanza fedele dove gli stranieri irregolari nelle nostre regioni vengono stimati, al 1º gennaio 2014, in 300.000 unità (pari al 6% in proporzione alla popolazione straniera regolare), ai minimi storici per effetto delle più recenti sanatorie e della crisi economica (la stessa fondazione stimava gli irregolari in 500.000 unità nel 2003 e in 326.000 nel 2012).
Come già evidenziato il gruppo più nutrito di stranieri irregolari arriva sulle cose del nostro Paese e, si tratta, nel maggior numero dei casi, di rifugiati in fuga da conflitti armati o persecuzioni e aventi diritto di asilo, sia migranti economici in cerca di migliori condizioni di lavoro. Negli ultimi anni, i principali Paesi d’imbarco dei migranti sono quelli del Nordafrica – soprattutto Libia, Tunisia ed Egitto -, ma anche Turchia e Grecia.

LA SITUAZIONE IN ITALIA DALL’ALBANIA AD OGGI

Facendo uno storico degli immigrati sbarcati in Italia, a partire dalla fine degli anni ’90, possiamo constatare che non c’è stato un flusso omogeneo, ma il numero delle presenze è aumentato o diminuito in base agli accordi che i vari governi italiani che si sono succeduti hanno stipulato con i Paesi che i migranti utilizzavano e utilizzano tuttora per approdare sulle nostre spiagge.

Il 1999 (con 49.999 arrivi) e il 2008 (con 36.951 arrivi), sono stati gli anni in cui è stato più consistente il numero di arrivi . Nel 2009-2010, grazie agli accordi intercorsi dall’allora governo Berlusconi con il regime di Gheddafi in Libia, gli arrivi si sono ridotti a un minimo di 9.573 nel 2009 e 4.406 nel 2010. C’è da sottolineare però che i respingimenti degli immigrati che già si trovavano in mare aperto e riportati in Libia, hanno procurato all’Italia una condanna della Corte europea dei diritti umani nel 2012, per violazione del divieto di espulsioni collettive e per aver esposto i migranti a trattamenti inumani e degradanti, con il rischio di essere rimpatriati dalla Libia in Paesi d’origine non sicuri.
Nel 2011, quando sono cominciati i movimenti di protesta contro i regimi dei paesi del nord Africa come Tunisia, Libia ed Egitto (quella che è stata chiamata ‘Primavera ‘Araba), si è avuto un nuovo picco di 62.692 arrivi, per quasi la metà provenienti dalla Tunisia.
Le principali nazionalità dichiarate al momento dello sbarco sono rimaste Eritrea (38.612), Nigeria (21.886), Somalia (12.176), Sudan (8.909), Gambia (8.123), Siria (7.444) e Mali (5.752)[58].
Nel 2016 sono sbarcate 181.436 persone: i migranti di nazionalità nigeriana (37.551) hanno superato quelli di nazionalità eritrea (20.718), con un generale aumento dei migranti originari dell’Africa occidentale (13.342 dalla Guinea, 12.396 dalla Costa d’Avorio, 11.929 dal Gambia, 10.327 dal Senegal, 10.010 dal Mali), seguiti da Sudan (9.327), Bangladesh (8.131) e Somalia (7.281).

L’IMMIGRAZIONE E L’ACCORDO MINNITI- GENTILONI

Nel corso dell’estate del 2017, il consiglio dei Ministri a guida Gentiloni, con Minniti come ministro degli Esteri, dopo aver concordato un piano con le autorità locali, ha stipulato un nuovo accordo con il nuovo governo libico e con la loro autorità costiera, per fronteggiare il fenomeno della immigrazione. Si è dato il via libera a delle missioni di supporto per il contrasto ai trafficanti di immigrati che utilizzavano i porti libici per portare in Italia la stragrande maggioranza di migranti.

Queste le parole del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al momento della firma degli accordi bilaterali: “Il presidente al-Saraj mi ha inviato qualche giorno fa una lettera nella quale si chiede al Governo italiano un sostegno tencnico, logistico e operativo, attraverso unità navali”.

Dopo l’accordo, davanti a Tripoli e Misurata sono state inviate alcune navi insieme ad elicotteri imbarcati, droni e uomini del battaglione San Marco e del Comsubin. Al Viminale non hanno dubbi: il confronto avviato con la Libia, sia con il governo presidenziale di Fayez Al-Serraj sia con i sindaci del Fezzan (il Sud del Paese), che sono stati ricevuti dal ministro Marco Minniti, è la ragione principale di un calo degli sbarchi sulle nostre coste che non ha precedenti. Perché ha frenato l’attività dei trafficanti a cavallo del confine tra Libia, Ciad e Niger.
Il ministero dell’Interno ha poi tenuto a precisare che da ora, bisognerà essere in grado di dare risposte sul finanziamento dei progetti presentati dai sindaci, perché altrimenti la fiducia delle autorità libiche potrebbe venire meno. E per questo l’Italia sta facendo numerose pressioni diplomatiche nei confronti della Ue e dei singoli paesi europei per avere un aiuto in termini economici, tale da continuare a conseguire i notevoli risultati che si sono visti fino ad oggi.

I numeri raccontano un crollo verticale degli arrivi, cominciato a luglio, aumentato visibilmente dalla seconda metà del mese ed esploso ad agosto. I migranti sbarcati dal 1° luglio al 25 agosto rispetto allo stesso periodo del 2016 sono diminuiti del 68%: 44.846 lo scorso anno, 14.391 questo. Il record è di agosto, con una caduta dell’86 per cento. «E si scenderà ancora», ragiona una fonte dell’Interno. «Perché lo scorso anno in soli quattro giorni, dal 28 al 31 agosto, sbarcarono quasi 14mila persone». L’impatto complessivo si vedrà a fine anno: per ora la differenza con il 2016 calcolata dal 1° gennaio a due giorni fa è del 6,85%in meno.

SOLUZIONI ALL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA

Mare Nostrum e Triton: due operazioni differenti, nel mandato, nei numeri, nel bilancio e nelle forze impiegate. Di seguito un profilo delle due missioni:

OPERAZIONE MARE NOSTRUM

L’operazione dello stato italiano detta Mare Nostrum, a cui è stato dato l’avvio per garantire la salvaguardia della vita in mare e arrestare gli scafisti, è partita ufficialmente il 18 ottobre del 2013, subito dopo il drammatico naufragio avvenuto davanti le coste dell’isola di Lampedusa il 3 ottobre precedente (366 morti accertati). L’operazione Mare Nostrum ha visto impegnati mezzi di Marina Militare, Guardia costiera, Aeronautica, Guardia di finanza. In particolare, la Marina partecipava con una nave anfibia (dotata di capacità ospedaliere e grandi spazi per accogliere i naufraghi), 2 corvette, 2 pattugliatori, due elicotteri, 3 aerei. Le navi d’altura si spingevano fino a ridosso delle coste libiche per operare i soccorsi.

Il costo dell’operazione è stato di 9,5 milioni di euro al mese per tutta la sua durata. Mare Nostrum si e’ conclusa il 31 ottobre 2014, accompagnando poi Triton in versione gradualmente ridotta fino alla fine dell’anno. Le statistiche ci portano a scrivere che sono stati 160.000 i migranti soccorsi durante l’operazione. Gli scafisti consegnati alle autorità giudiziarie competenti sono stati 366.

OPERAZIONE TRITON

Terminata l’operazione ‘Mare Nostrum’ il 31 ottobre del 2014, il primo novembre dello stesso anno è stato dato l’avvio ad una nuova operazione, denominata ‘Triton’, che ha valicato i confini nazionali, in quanto messa in atto da Frontex, l’Agenzia europea delle frontiere. Quindi la Ue ha deciso di aiutare l’Italia nel controllo delle frontiere e, in caso di necessità, attuare anche interventi di ricerca e soccorso (Sar). Per rispondere al mandato, le navi di Frontex si mantengono in un’area entro 30 miglia dalle coste italiane, senza spingersi a Sud verso le coste libiche come accadeva con i pattugliamenti di Mare Nostrum. Il budget mensile è di 2,9 milioni di euro. I mezzi impiegati: due aerei, un elicottero, tre navi d’altura, quattro motovedette.

IL RUOLO DELL’UNIONE EUROPEA E DI FRONTEX NEL DISCORSO IMMIGRAZIONE E PER LA SALVAGUARDIA DEI CONFINI INTERNI DELLA UE

Rispetto all’ultimo argomento appena trattato è utile riportare una intervista rilasciata poche settimane fa da Izabella Cooper, la portavoce di Frontex, l’agenzia della Unione Europea che ha lo scopo di controllare le frontiere interne, riguardo le polemiche che hanno imperversato sui media nell’estate appena trascorsa, quella del 2017, sulle attività delle navi delle Ong nel Mediterraneo centrale, tema fondamentale per quanto riguarda la immigrazione dai paesi africani.

I trafficanti di migranti attivi in Libia approfittano dell’obbligo internazionale per chi naviga di salvare le vite in pericolo. E’ chiaro che i trafficanti che operano in Libia stanno approfittando dell’obbligo internazionale di salvare vite in mare“. Dall’inizio dell’anno, ha ricordato, “finora oltre 36000 migranti sono arrivati dall’Italia, partendo soprattutto dalla Libia. E’ il 43 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”. Secondo Frontex, ancora, dal 2014 è cambiato il modo in cui i trafficanti libici conducono il loro “sporco business“.

Primo, spiega l’agenzia, “l’area di ricerca e salvataggio è cambiata: mentre nel 2011 le barche che trasportavano i migranti arrivavano fino a Lampedusa e nel 2014 i salvataggi avvenivano a metà strada fra la Libia e l’Italia, nel 2016 e 2017 l’area di ricerca e salvataggio si è spostata al limite delle acque territoriali libiche”.

Secondo, “il numero di persone che viaggiano a bordo dei gommoni è aumentato: da circa 90 in media nel 2014 per imbarcazioni di 10 metri, nel 2016 e 2017 sono circa 170”.

Terzo, “la qualità dei materiali di cui sono fatte queste barche è drammaticamente peggiorata negli ultimi due anni, la gomma è più sottile e costituita da una sola camera d’aria”.

Quarto, “mentre nel 2014 la quantità di combustibile era sufficiente per fare lunghi percorsi, ora basta appena a lasciare le acque territoriali libiche. Lo stesso vale per l’acqua da bere e il cibo”.

Quinto, “inoltre, recentemente abbiamo notato che i trafficanti tolgono i motori dalle barche quando vedono una nave di soccorritori nei paraggi, lasciando i gommoni pieni di gente alla deriva e in pericolo, per riutilizzare il motore per un altro viaggio”.

Salvare vite – ha sottolineato la portavoce di Frontex – non è solo una priorità, ma anche un obbligo internazionale per tutti coloro che operano nel mare“. E infatti, ha proseguito, “nel 2016, le navi schierate da Frontex hanno salvato circa 90 mila vite in Italia e Grecia. Il ruolo di Frontex – ha proseguito – è quello di offrire assistenza tecnica agli Stati Ue in forma di navi, elicotteri, aerei oltre a guardie di frontiera che lavorano negli hotspot”.
Solo in Italia, nell’ambito dell’operazione Tritone, “Frontex ha schierato 11 navi, 2 elicotteri, 3 aeroplani e 350 guardie di frontiera e guardacoste che assistono le autorità italiane nel controllo dei confini, nella ricerca e salvataggio in mare ma anche nella identificazione e registrazione dei migranti negli hotspot”. Inoltre, l’agenzia raccoglie informazioni di intelligence sulle persone attive nel traffico di esseri umani e sulle loro reti, “condividendole con la polizia italiana ed Europol che possono così avviare indagini ed effettuare arresti”.

Infine, ha concluso Izabelle Cooper, “Frontex analizza le tendenze dei flussi migratori alle frontiere esterne dell’Ue e il modo in cui agiscono le reti criminali. La nostra agenzia non ha il mandato di condurre indagini e queste possono solo essere fatte dalle autorità giudiziarie dei singoli paesi Ue”.

Questa scheda sulla immigrazione sarà aggiornata con cadenza quotidiano o al massimo settimanale, a seconda dei flussi di immigrazione che si svilupperanno sul nostro territorio.