Rottamazione delle cartelle: come presentare domanda e i tempi

Nel mirino i mancati pagamenti tra il 1° gennaio 2000 e il 30 giugno 2022

Rottamazione delle cartelle - Foto di Ansa Foto
Rottamazione delle cartelle – Foto di Ansa Foto

Il governo l’ha chiamata “Definizione agevolata”, sa di ultimo appello. Perché grazie alla rottamazione quater oltre 19 milioni di debitori verso lo Stato o le regioni italiane potranno mettersi in regoila e non rischiare provvedimenti.

Si tratta in pratica di chi non ha ancora saldato i pagamenti di cartelle inviate a vario titolo dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, come previsto dalla legge di Bilancio 2023. I contribuenti potranno così cancellare in un colpo solo le loro pendenze con il Fisco e in effetti nei primi cinque giorni di aperture delle pratiche sono già arrivate 65mila domande.

I calcoli sono presto fatti: per i mancati pagamenti negli ultimi 22 anni l’Italia ha perso più di 13 miliardi. Con questo provvedimento il governo conta di incassarne almeno 12 e per questo nella legge di Bilancio 2023 è stata comunque inserita una copertura pari a circa 1,1 miliardi.

Ma cosa possono rottamare quindi tutti gli italiani? Tutti i carichi tributari pendenti, come spiega l’Agenzia delle Entrate, contenuti in cartelle non ancora notificate, oppure interessati da provvedimenti di rateizzazione o di sospensione ma anche oggetto di una precedente rottamazione che non era stata completata.

Tutto questo però dipende da quanto farà l’Ente creditore. Perché spetterà a lui entro il 31 gennaio 2023 adottare uno specifico provvedimento trasmetterlo entro quella data all’Agenzia delle Entrate-Riscossione e pubblicarlo sul proprio sito internet.

Come funziona quindi la rottamazione quater delle cartelle? Il debitore potrà presentare la domanda di adesione alla cosiddetta “definizione agevolata” anche per cartelle di pagamento che potrebbero essere interessate dallo stralcio fino a 1.000 che diventerà concreto solo il 31 marzo 2023.

Rottamazione delle cartelle: la zscadenza delle domande è il 30 aprile 2023

Non potranno comunque rientrare in questo beneficio i carichi registrati prima del 1° gennaio 2000 e dopo il 30 giugno 2022, oppure le somme affidate dagli Enti della fiscalità locale o territoriale per la riscossione a mezzo avvisi di pagamento. Ma anche i carichi relativi a somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato, multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna. Infine i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti e l’Imposta sul Valore Aggiunto riscossa all’importazione.

Partecipare è semplice. Il debitore dovrà presentare entro il 30 aprile 2023 una dichiarazione di adesione, con le modalità, esclusivamente in via telematica, definite da Agenzia delle Entrate-Riscossione e comunicate sul proprio sito internet.

Due le modalità alternative per presentare la domanda. La prima è in area riservata, utilizzando credenziali Spid, Carte d’Identità Elettronica e Carta Nazionale dei Servizi, specificando le cartelle o avvisi per i quali si intende beneficiare delle misure. In alternativa entrando nell’area pubblica del sito, compilando un apposito form in ogni sua parte e allegando la documentazione di riconoscimento. Bisognerà specificare l’indirizzo e-mail, per ottenere la ricevuta della domanda di adesione.

L’Agenzia delle Entrate risponderà alle domande fino al 30 giugno 2023, comunicando l’ammontare delle somme dovute e i bollettini di pagamento in base al piano di rate scelto. In caso di bocciatura, saranno evidenziate le motivazioni per le quali non è stata accolta la richiesta di definizione agevolata.

L'Agenzia delle Entrate ha chiarito tutto - Foto di Ansa Foto
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito tutto – Foto di Ansa Foto

Per pagare sono previste due possibilità. Una soluzione unica, entro il 31 luglio 2023. Oppure un piano con 18 rate in 5 anni consecutive: la prime due con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre 2023. Le restanti 16 rate, entro il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a partire dal 2024.