Vaccini intranasali anti-Covid, Di Perri a iNews24: “Difficile dire se siano più efficaci, vedremo”

Giovanni Di Perri - Foto di Ansa Foto
Giovanni Di Perri – Foto di Ansa Foto

Un articolo pubblicato sulla rivista Nature nei giorni scorsi annuncia una ricerca sui vaccini intranasali contro il Covid-19. La buona riuscita delle ricerche potrebbe cambiare il corso della pandemia. Ne abbiamo parlato con Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino.

Professore, è ottimista sulla buona riuscita di questo vaccino?
Ha delle potenzialità. Esiste un vaccino spray nasale per l’influenza che nella popolazione pediatrica funziona addirittura un po’ meglio di quello convenzionale. L’idea è buona per alcune infezioni respiratorie – il Coronavirus potrebbe essere tra queste – mentre per altre no“;

Come funzionerebbe questo vaccino?
Ci sarebbe una risposta immunitaria immediatamente generata. Ogni stimolazione a livello della mucosa nasale attiva non solo l’immunità specifica, quindi quella vaccinale, ma anche quella innata. Questo vaccino avrebbe un ruolo specifico nel generare cellule che resteranno tutta la vita contro il virus, e di stimolare una serie di sensori cellulari che stanno lì come sentinelle. Sia che entri polvere, un batterio, un virus, questi stimolano un meccanismo che cerca di liberarsene: si tratta dell’immunità innata. L’idea quindi è buona, vediamo”;

A che punto si è con la ricerca?
Questo primo preparato è di un’azienda cinese. Sappiamo che la Cina non eccelle sui vaccini. È una tecnologia di un certo livello e rimane qualche incognita, anche perché è un lavoro coperto dal segreto industriale. Ma l’idea è sostanzialmente buona”;

C’è motivo di credere che i vaccini intranasali siano efficaci come quelli normali?
Oggi diventa sempre più difficile dare una risposta del genere. Le persone reclutate per uno studio hanno quasi tutte hanno una vaccinazione o avuto un’infezione. Stiamo a vedere”;

Uno studio dell’Università di Bologna ha dimostrato che i vaccini anti-Covid non hanno causato l’aumento del rischio di malattie cardiache.
Via via che si attivano le conoscenze, si capisce che in una campagna, vaccinando milioni di persone, è come buttare una rete. E si tende ad attribuire tutte le morti ai vaccini. Invece poi si scopre che alcune cose non c’entrano, come in questo caso dello studio di Bologna. Bene però che si cerchi di capire se esistano connessioni”.