Matteo Messina Denaro: il terzo covo è vuoto, si cercano i soldi del boss

Il capomafia pagava cene da 700 euro. Il punto sulle indagini.

Arresto Matteo Messina Denaro - Foto di Ansa Foto
Arresto Matteo Messina Denaro – Foto di Ansa Foto

Il ritrovamento del terzo covo di Matteo Messina Denaro è avvenuto grazie a una testimonianza chiave del traslocatore. Si tratta di un appartamento al primo piano di una palazzina, dotato di garage, che il capomafia avrebbe preso in affitto da una persona che vive in Svizzera da 40 anni.

L’uomo che si è occupato di portare i mobili da un appartamento all’altro a giugno, vedendolo in tv, avrebbe riconosciuto Messina Denaro. Questa è la versione fornita agli investigatori, che a loro volta hanno avvertito i magistrati. Da qui, la perquisizione effettuata dagli agenti del Servizio centrale operativo e della polizia scientifica, in presenza del procuratore aggiunto Paolo Guidi. L’appartamento era vuoto e si trova sempre a Campobello di Mazara.

Il quadro di un altro Padrino, Marlon Brando

Matteo Messina Denaro avrebbe abitato lì prima di trasferirsi nel vicolo i San Vito, nell’appartamento comprato attraverso Andrea Bonafede, che è indagato per associazione mafiosa. E dove nel salotto è stato trovato un quadro di Marlon Brando nelle vesti del Padrino.

Il secondo covo di Matteo Messina Denaro

La precedente residenza, il secondo covo, è situata a pochi metri di distanza, circa 600, in via San Giovanni. E sarebbe anche la casa di Errico Risalvato, 70 anni, indagato e poi assolto nel 2001 dall’accusa di associazione mafiosa. Suo fratello Giovanni è stato invece condannato per mafia a 14 anni e oggi svolge da uomo libero.

Le indagini continuano e la lista delle persone indagate per aver favorito la latitanza del boss, potrebbe allargarsi. Ora si punta a capire attraverso quali intermediari e con quale identità, Messina Denaro avrebbe affittato il terzo covo e se il proprietario residente in Svizzera fosse a conoscenza dell’identità del suo affittuario.

Allo studio il libro mastro

È da chiarire anche il contenuto degli appunti trovati fino ad oggi nel primo appartamento. Per questa ragione i carabinieri, quando hanno arrestato l’ex latitante, gli hanno chiesto di scrivere un biglietto: con lo scopo, cioè, di confrontare le calligrafie.

Ci sono da studiare le agende (qui Messina Denaro avrebbe anche scritto alcuni sfoghi sul suo rapporto difficile con la figlia), ma anche appunti con nomi, soprannomi, numeri di telefono, post-it, figli sparsi o raccolti in cartelline con note e promemoria, cifre, nomi codificati e una contabilità.

Matteo Messina Denaro: la cena al ristorante da 700 euro

In merito a quest’ultimo punto, dalle indagini emerse finora appare che il tenore di vita del boss fosse molto alto. Le spese medie mensili erano di circa 10mila euro e tra gli scontrini è stata trovata una cena al ristorante di 700 euro.

Il denaro di cui disponeva il boss non è ancora stato trovato, così come i suoi segreti. Andrea Bonafede aveva un conto corrente postale a cui era collegato un bancomat ufficialmente intestato al vero Bonafede. A questo conto sono riferiti anche i 20mila euro usati per comprare la casa di vicolo San Vito.