Yara Gambirasio, frode processuale e depistaggio: perché si indaga sulla pm

Da anni la difesa di Bossetti chiede di riesaminare le prove, ma secondo i due legali, ormai sarebbero deteriorate per sempre. 

Massimo Bossetti, Yara Gambirasio - Foto di Ansa Foto
Massimo Bossetti, Yara Gambirasio – Foto di Ansa Foto

Letizia Ruggeri, la pm del caso Yara Gambirasio è stata iscritta nel registro degli indagati per frode processuale e depistaggio. La misura è stata disposta dal gip di Venezia Alberto Scaramuzza, al termine dell’udienza di opposizione all’archiviazione, presentata dagli avvocati di Massimo Bossetti.

Si tratta di un “atto dovuto” da parte del giudice per le indagini preliminari, per effettuare un “compiuta valutazione” della posizione della pubblica ministera, in relazione alle contestazioni della difesa del muratore condannato all’ergastolo per ma morte di Yara.

La tesi dei legali di Bossetti: “Dna deteriorato”

I legali di Bossetti hanno presentato una denuncia-querela che riguarda le prove del processo sull’omicidio. Secondo i due infatti, Ruggeri non avrebbe garantito la corretta conservazione dei campioni di dna trovati sul cadavere della ragazzina, uccisa a 13 anni, quando sono stati trasferiti dal frigo dell’ospedale San Raffaele di Milano all’ufficio Corpi di reato di Bergamo.

In particolare il gip chiede nuove verifiche sulla conservazione di 54 reperti con tracce di Dna, che di fatto hanno rappresentato il perno dell’impianto accusatorio di Bossetti. Il trasferimento dal San Raffaele a Bergamo ha richiesto alcuni giorni e i campioni erano conservati a 80 gradi sottozero. Secondo gli avvocati del muratore, l’interruzione della catena di freddo avrebbe deteriorato il materiale generico, rendendo vano qualsiasi altro tentativo di analisi. Da anni la difesa di Bossetti chiede di riesaminare le prove, ma secondo i due legali, ormai sarebbero deteriorate per sempre.

La storia di Yara Gambirasio

Yara Gambirasio è scomparsa il 26 novembre 2010 dal centro sportivo di Brembate di Sopra. Il suo corpo è stato ritrovato il 26 febbraio 2011 da un aeromodellista in un campo aperto a Chignolo d’Isola, a dieci chilometri di distanza dal paese.

Sul corpo della tredicenne gli inquirenti hanno trovato colpi di spranga, un trauma cranico, una ferita al collo e altre ferite di arma da taglio. Il 16 giugno 2014 per l’omicidio di Yara è stato arrestato Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, muratore di professione e incensurato.

Il suo dna nucleare era risultato sovrapponibile con quello dell’uomo definito Ignoto 1, rilevato sugli indumenti intimi della tredicenne nella zona colpita da arma da taglio. Il 12 ottobre 2018 la Corte di Cassazione ha confermato nei confronti di Bossetti la condanna all’ergastolo.