Pensioni, svolta nella manovra: non ci saranno aumenti a gennaio

Potrebbe essere introdotto un nuovo sistema di indicizzazione a sei fasce, in sostituzione di quello attuale che ne prevede te. Le novità.

Pensioni (generica) - Foto di pexels.com
Pensioni (generica) – Foto di pexels.com

Anche se la Commissione europea ha approvato la manovra economica del governo Meloni, ha espresso alcune criticità sulle pensioni. I dubbi riguardano in particolare la spesa, considerata troppo costosa, e il fatto che sia stato prorogato il sistema pensionistico precedente, ma aumentando le soglie di età.

Rivalutazione al 100%

Durante l‘iter verso l’approvazione sembra non passare l’emendamento che innalzerebbe a cinque volte la soglia di rivalutazione al 100% legata all’inflazione e su Quota 103. 

La rivalutazione prevede l’innalzamento delle pensioni minime del 120% dell’inflazione. Si tratta di passare da 525 euro nel 2022 a 570 euro nel 2023 e 580 euro nel 2024.

Pensioni minime

Pare invece che passerà la richiesta di Forza Italia di alzare le pensioni minime a 600 euro solo per gli over 75. Gli azzurri avrebbero voluto portare la pensione minima a 1000 euro, ma mancano le coperture. Anche la soglia di 600 euro è in attesa della valutazione del Mef.

Forza Italia chiede anche di costituire un fondo di 500 milioni per l’indicizzazione delle pensioni minime a partire dal 2023.

A frenare sull’aumento delle pensioni già da gennaio è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che sottolinea la necessità di calcolare l’entità delle risorse necessarie e l’età di partenza per far scattare gli aumenti. Il motivo è che le risorse sono limitate.

L’indicizzazione: il sistema a 6 fasce

Ma se da un lato frena sugli aumenti delle pensioni da gennaio 2023, nella manovra è prevista una modifica del sistema di calcolo degli aumenti, cioè l’indicizzazione delle pensioni.

Si tratta di un sistema a sei fasce che sostituirebbe quello attuale che ne prevede tre. È studiato in base al reddito con una percentuale decrescente all’aumentare dell’importo dell’assegno. A godere di questa rivalutazione del 7,3% sarebbero soprattutto i percettori di pensione minima.