Violenza sulle donne, Sorace (Cam) a iNews24: “Al nostro centro molti uomini si avvicinano spontaneamente”

Violenza sulle donne - Foto di Ansa Foto
Violenza sulle donne – Foto di Ansa Foto

Ai microfoni di iNews24, Monica Sorace, operatrice del Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti (Cam) di Ferrara. In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ci ha spiegato il percorso di recupero che gli uomini intraprendono dopo aver avuto comportamenti violenti nei confronti delle ex compagne.

Gli uomini si avvicinano al vostro centro solo in seguito a decisione della magistratura o anche spontaneamente?
Negli ultimi anni gli uomini inviati dalla magistratura o dai servizi sociali territoriali sono aumentati. Ma noi, perlomeno su Ferrara, abbiamo un alto numero di arrivi volontari”;

Come mai decidono di avvicinarsi al Cam?
C’è chi si rende conto o viene invitato a rendersi conto di avere delle problematiche rispetto ai propri comportamenti violenti, quindi spontaneamente cerca un supporto da questo di vista. Ad oggi, numericamente il numero di persone inviate dalla magistratura o dai servizi territoriali sono pari a chi ai avvicina spontaneamente. Ma a volte i secondi sono superiori ai primi”;

Chi stabilisce quanto può durare il percorso di recupero?
L’equipe di cui è dotata il nostro centro è multidisciplinare. Ci sono psicologi, psicoterapeuti, criminologi, counselor, sociologi ed altre figure specializzate. Essendo la violenza di genere un problema strutturale e complesso, lo affrontiamo da vari punti di vista. Il periodo del percorso di recupero è non inferiore a 12 mesi, prorogabile nel caso in cui il soggetto non abbia raggiunto i requisiti minimi per il percorso”;

In cosa consiste il percorso?
A prescindere da come si arrivi al centro, se per legge o spontaneamente, il percorso è sempre lo stesso per tutti. Si comincia con alcuni colloqui conoscitivi, individuali e di valutazione, per capire il tipo di violenza, il rischio di recidiva, la motivazione, i meccanismi di minimizzazione o negazione messi in atto. Si cerca di capire anche se il soggetto è idoneo a fare un percorso. Dopodiché il percorso vero e proprio è di gruppo. Gli uomini si incontrano tutte le settimane in riunioni facilitate e guidate da due o tre conduttori a seconda di come viene strutturato. Si cerca sempre di avere un’operatrice, per far sì che loro possano relazionarsi in maniera positiva col femminile e capire quali sono le parti su cui i partecipanti devono lavorare. Nel caso del Cam di Ferrara i gruppi sono aperti, gli uomini possono entrare in qualsiasi momento. C’è sempre un rinnovo;

Cosa si fa durante le riunioni?
Sono semistrutturate. Ci sono momenti in cui gli uomini sono invitati a confrontarsi e riflettere, ed altri momenti personali che vengono condivisi dal gruppo”;

Quanti uomini si rivolgono al vostro centro?
Quest’anno, fino ad oggi ovviamente, abbiamo avuto 52 nuovi ingressi”;

Non sembrano pochi…
No, non sono pochi. Però è chiaro che ci sono molte più donne maltrattate”;

Quali sono i canali attraverso sui arrivano gli uomini al Cam di Ferrara?
Abbiamo sia uomini che entrano con Codice Rosso; altri sono inviati dai servizi territoriali sociali e altri da Tribunale dei minorenni”;

Lavorate anche con i minori…
In Italia pochi centri lavorano con i minori autori di reato. Abbiamo un rapporto con gli USSM di Bologna, che ci inviano i ragazzi che possono godere dell’istituto di messa alla prova. Da tre anni abbiamo messo su un gruppo assiduo tra i minori per cercare di fare un lavoro di prevenzione rispetto all’età adulta sui temi della violenza di genere, della mascolinità, della violenza come modello di comportamento sociale”;

Secondo lei le leggi attuali bastano a contrastare il fenomeno?
Le leggi intervengono quando il danno è fatto. Noi ci poniamo in un’ottica di cambiamento socio-politico nei confronti delle donne. Facciamo un lavoro importante di recupero, agendo nella previsione che non ci sia una recidiva nel tempo. Il lavoro di prevenzione è molto importante e per questo andiamo anche nelle scuole medie e superiori per parlare di violenza proprio perché è un cambiamento radicale che deve avvenire a livello culturale”;

Gli uomini riescono a terminare il percorso di recupero con esiti positivi?
Sì. Abbiamo uomini che vengono da sette anni e non sono obbligati. Arrivano ad appassionarsi così tanto al lavoro su loro stessi, che continuano a venire ai gruppi perché trovano che sia utile per prevenire comportamenti violenti o anche, in generale, per migliorarsi come esseri umani. Abbiamo tanti casi di uomini che si rendono conto del danno arrecato e delle occasioni mancate e i tempi sono soggettivi. Ci sono i tempi del percorso in sé, poi quelli della persona, per arrivare a comprendere seriamente che hanno delle condotte pericolose”;

Quali motivi rilevate dietro alle condotte violente degli uomini che frequentano il vostro centro?
La violenza sulle donne è una problematica multifattoriale. Non c’è solo un problema psicologico, culturale o comunitario. È chiaro che la violenza in generale investe le vite di tutti: basti pensare che viviamo un momento di guerra in Europa, quindi questa è un modello comportamentale. Quella sulle donne è tipica di un genere che ha dominato il mondo da sempre. Da questo punto di vista quindi, è soprattutto culturale. Poi è chiaro che la capacità di rendersi conto di questo e le modalità con cui la violenza viene agita, si intreccia con gli aspetti della personalità e le problematiche psicologiche di ognuno”.