Pensioni, come potrebbero cambiare: le proposte allo studio del governo

I sindacati e anche Confindustria ritengono che si dovrebbe pensare seriamente a una riforma piuttosto che andare avanti con le Quote.

Palazzo Chigi - Foto di Ansa Foto
Palazzo Chigi – Foto di Ansa Foto

Quota 41 resta allo studio del governo per la riforma delle pensioni, e dovrebbe essere accompagnata da una soglia di età (61-62 anni) per l’anno prossimo.

I sindacati e anche Confindustria ritengono che si dovrebbe pensare seriamente a una riforma piuttosto che andare avanti con le Quote. Il governo Meloni, a causa degli spazi stretti di finanza pubblica, non sembra poter andare avanti in questa direzione. L’intenzione sarebbe quella di definire un intervento strutturale scaturito da un confronto con le parti sociali, da sviluppare per il 2024.

Meloni: “Pensioni basse”

Meloni, nel tavolo con i sindacati, ha riconosciuto che oggi le pensioni sono “basse e quelle future rischiano di essere inesistenti”. Intanto è arrivata la firma del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al decreto che, a partire dal primo gennaio 2023, dà il via all’adeguamento delle pensioni pari al +7,3%.

L’aumento, come previsto dalla normativa vigente, è stato calcolato sulla base della variazione percentuale che si è considerata negli indici dei prezzi al consumo forniti dall’Istat il 3 novembre.

Il sistema attuale prevede tre fasce per la rivalutazione: il 100% dell’inflazione, cioè in misura piena, per le pensioni fino a 4 volte il minimo (pari a circa 523 euro), il 90% tra le 4 e le 5 volte il minimo e il 75% oltre le cinque volte.

Cosa prevede la riforma organica

La riforma organica dovrebbe prevedere anche la copertura previdenziale dei giovani e il rilancio della previdenza integrativa. Su questo secondo versante, potrebbe essere presa in considerazione la proposta dei sindacati di avviare una fase di silenzio-assenso per destinare il Tfr ai fondi pensione.

Tra le priorità del governo c’è anche il fisco e la richiesta di confermare, anzi aumentare, la decontribuzione al 2% prevista fino alla fine dell’anno. I sindacati dicono no alla Flat tax e chiedono di fare una riforma che aumenti il netto in busta paga e colpisca di più l’evasione. Per ridare potere di acquisto inoltre, oltre al taglio del cuneo fiscale, Uil propone di detassare subito le tredicesime e poi di detassare gli aumenti contrattuali.