Il 29 ottobre 2022 è andato in scena un sit-in, organizzato dall’associazione Mama Termini, per protestare contro la riqualificazione (in vista del Giubileo 2025) del sottopasso Turbigo della stazione Termini di Roma, luogo di rifugio per numerosi senza tetto, che ora non possono più dormire sotto gli archi del sottovia.

Termini, senza tetto e Giubileo 2025: cosa sta succedendo?

Nel sottopasso della stazione Termini che collega via Marsala con via Giolitti sono iniziati dei lavori del valore di 190 milioni di euro per il Giubileo 2025: i fondi più corposi sono della Rete Ferrovie Italiane, ben 140, a cui vanno aggiunti i 50 del Campidoglio, per un’opera mastodontica che include, tra le altre cose, una nuova illuminazione, la pulizia dei graffiti e l’installazione di sistemi anti-incendio.

Nell’insieme generale però sono state previste anche misure che sembrano puntare a escludere i senza tetto dal sottovia, che prima dei lavori era per loro un luogo di rifugio. Con la costruzione di muri e barriere tra i varchi della galleria, molte persone sono state costrette a migrare da altre parti. Il sottopasso Turbigo è il primo di una serie di cantieri previsti per il decoro della città per il Giubileo 2025.

“Stanno facendo dei muri per cacciare queste persone e spostare il problema, ma d’altronde dormiranno a 200/300 metri di distanza“, afferma Francesco Conte di Mama Termine, che abbiamo più volte incontrato in passato per affrontare la questione dei senza tetto, oggi ribattezzati “senza tutto“, visto che parliamo di persone che, oltre alla casa, non hanno un lavoro o un documento.

Già qualche mese fa Mama Termini aveva manifestato contro Grandi Stazioni, rea di gettare l’acqua all’entrata della stazione per impedire ai senza fissa dimora di dormire per terra. Prima ancora avevamo documentato una situazione insostenibile a causa dell’emergenza freddo, resa ancora più complessa dall’emergenza Covid.

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Termini, una storia: “C’è chi non mangia perché non ha un euro per andare al bagno”

Durante la passeggiata nel sottopasso, abbiamo incontrato Maaty Elsandoubi, personalità molto vicina ai senza tetto di Termini, il quale ha raccontato anche la complessa situazione di chi vorrebbe utilizzare i servizi sanitari della stazione.

“Perché non fanno un bagno pubblico? [I senza tetto, ndr] Devono pagare un euro per andare al bagno sopra (della stazione, ndr). E i bar non danno loro la possibilità, perché i loro vestiti sono sporchi. Una volta ho visto un signore indiano che mi ha detto: ‘Io ho fame, ma ho paura di mangiare perché devo andare al bagno e non ho un euro'”.

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