Tetto ai contanti, Bignami (FdI) a iNews24: “La sinistra dovrebbe studiare la normativa europea”

Galeazzo Bignami - Foto di Ansa Foto
Galeazzo Bignami – Foto di Ansa Foto

Ai microfoni di iNews24, Galeazzo Bignami, deputato di Fratelli d’Italia, sul tetto al contante e la crisi energetica.

Il tetto per l’utilizzo dei contanti è una misura che divide da sempre. C’è chi ritiene che sia un modo per combattere l’evasione.
Il tetto al contante non è uno strumento che dimostra l’efficacia della lotta all’evasione. È sbagliato legare il tema dei contanti con la lotta all’evasione. Anche la Commissione europea, in una comunicazione del 2018, sostiene che non sussiste alcuna correlazione provata tra le due cose”;

Perché allora è una misura che andrebbe attuata?
Intanto la moneta è quella della Bce. Sul tetto a diecimila euro, secondo me, la sinistra dovrebbe fare uno sforzo di studio, perché a volta lascia perplessi l’ignoranza, anche in tema di normativa europea. Non più tardi di un anno fa – forse meno – la Commissione eu ha prospettato l’ipotesi di introdurre un tetto al contante di 10mila euro, proprio perché su 27 Stati membri, 11 non lo hanno e 16 sì, con formule diverse. Ci sono realtà come la Germania, che lo hanno, e prevede anche di acquistare una casa per 100mila euro esibendo un documento di identità. La Croazia e la Slovacchia ce l’hanno a 15mila euro. Per i Paesi che lo hanno è uno strumento molto elastico. Quindi i 10mila euro di cui si parla altro non sono che il recepimento di un’indicazione che viene dall’Unione europea”;

Ci sarebbero benefici dal tetto per l’utilizzo dei contanti a 10mila euro?
Non capisco perché si debbano citare dei benefici. La moneta è frutto del lavoro di ognuno di noi e ognuno ha il diritto di spendere i soldi come vuole. Come prevede il nostro codice civile, la circolazione della ricchezza è uno degli strumenti fondamentali per il benessere ufficiale”;

In che modo si combatte allora, l’evasione fiscale?
I fenomeni evasivi sono associati a movimenti di criminalità organizzata o comune che non riguardano le piccole imprese. Sono abbinati a fenomeni di riciclaggio che comportano maggiori controlli da parte dello Stato su chi evade, perché è già in territorio di illegalità e criminalità. Non possiamo pensare che la lotta all’evasione coincida con lo spremere chi già è spremuto e nella mera ricerca del gettito fine a se stessa. Se ci sono fenomeni irregolari che vanno attenzionati è giusto perseguirli. Ma non possiamo fare finta che l’evasione vera non sia quella perseguita da grandi realtà che agiscono in territorio di illegalità. Se qualcuno conosce ad esempio, un artigiano che evade, fa bene a denunciarlo, ma dobbiamo fare controlli veri sulla grande evasione”;

Come agirete per affrontare l’emergenza energetica e il caro-bollette?
Intanto bisogna agire per fermare la speculazione. Questo lo si fa con politiche mirate a erodere gli spazi in cui fino ad oggi si è mossa, soprattutto un mercato europeo poco trasparente e non adeguato, penso al Ttf ma non solo. Poi dobbiamo sviluppare due traiettorie e due fasi diverse. Le prime due sono dedicate alla famiglia e alle imprese. Le seconde sono di congiuntura: dobbiamo adottare misure a valle per tutelare il potere di acquisto e le famiglie, quindi anche mettere i produttori al riparo dai rincari dei prodotti finali, determinati dall’assorbimento dei costi energetici nel ciclo produttivo. Questi ultimi si scaricano inevitabilmente sulle famiglie, perché se un bene costa di più intacca il loro potere di acquisto. L’altro è un piano strutturale, che ha come obiettivo un percorso verso l’autosufficienza energetica”.