Covid, Di Perri risponde a Meloni su iNews24: “L’Italia avrebbe comunque avuto più morti degli altri Paesi”

Giovanni Di Perri - Foto di Ansa Foto
Giovanni Di Perri – Foto di Ansa Foto

Ai microfoni di iNews24, Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, commenta le parole della premier Giorgia Meloni sulla pandemia Covid-19, in occasione del voto di fiducia alla Camera.

Nel discorso di questa mattina alla Camera dei deputati, la premier Giorgia Meloni ha dichiarato che uno degli obiettivi del suo governo è fare luce sulla gestione della pandemia, in particolare su chi lucrava sulle mascherine e respiratori.
Questi sono temi che ho letto sui giornali, non ne so nulla. Nel mio ospedale a Torino le mascherine non sono mai mancate. Che poi ci sia stato qualcosa, io non lo so dire e non sono competente dal punto di vista di indagini giudiziarie”;

Meloni ha anche dichiarato che, qualora arrivasse una nuova ondata, il suo governo non applicherà misure restrittive alla libertà, che secondo lei non è servito a contenere le morti.
Beh, questo è un dato tecnico e va declinato. L’Italia è il quinto Paese più vecchio del mondo, quindi avrebbe avuto comunque più vittime degli altri. È anche un Paese ad elevata densità abitativa ed è anche stato il primo ad essere colpito, quindi ha avuto meno tempo per prepararsi. Poi che ci siano stati degli errori, può essere, questo sì. Le restrizioni sono sicuramente servite nelle prime due ondate, che sono state più rigorose. Oggi nessuno attuerebbe le restrizioni, perché la malattia è completamente cambiata. È vero che è più contagiosa di prima, ma è anche vero che non determina più gli stessi danni delle prime due ondate. È possibile ma è improbabile che la malattia torni ad essere virulenta come prima. Oltretutto siamo molto immunizzati sia per le vaccinazioni che per il numero enorme di infezioni spontanee. Credo bene che non ricorreranno più alle restrizioni che ci sono state”;

Sta dicendo che quello che ha detto Meloni è ovvio?
Noi abbiamo lottato per due anni contro la polmonite da Covid. Adesso questo si verifica una volta su quaranta ricoveri. È una malattia febbrile che può mandare in scompenso persone che già soffrono in maniera piuttosto intensa o in età avanzata”;

Qual è il suo giudizio sul nuovo ministro della Salute Orazio Schillaci?
Non lo conosco, mi auguro che faccia bene. Mi fa piacere che sia stata scelta una figura tecnica. Una voce vicina al mondo dell’assistenza medica, ai malati, è importante. Lavora sul campo, penso che faccia al caso nostro”;

Da cosa si dovrebbe partire per migliorare la Sanità?
Occorre affrontare alla radice la differenza enorme che c’è di trattamento economico e responsabilità tra medicina del territorio e chi lavora in ospedale. Il datore di lavoro è lo stesso, lo Stato. Occorre che si faccia chiarezza sul futuro anche contrattuale. I nostri medici stanno andando all’estero. Ciò vuol dire che non siamo più competitivi in termini di stipendi, che in ospedale sovraccarichiamo di responsabilità, laddove i medici del territorio fanno un mestiere completamente diverso. Questo è il punto radicale da affrontare, credo”;

A che punto siamo con la pandemia Covid-19?
Siamo in un punto di transizione verso una fase di libera circolazione al pari di altre infezioni respiratorie. Si sta integrando in un panorama che già affrontavamo ogni inverno: il virus si è aggiunto agli altri. Questo inverno sarà di transizione perché sconteremo la mancata immunizzazione spontanea verso gli altri virus respiratori. Dopo due inverni in cui ci siamo protetti, sconteremo il fatto che non siamo stati esposti ad altri virus, come mal di gola, raffreddore e in generale, influenza”.